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Canzo
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mwhgCanzo (mwhwCanz in mwiadialetto brianzolocite-ref-4[4]cite-ref-5[5]cite-ref-6[N 1], mwlqmwlgAFI della pronuncia locale: /ˈkaːnts/) è un mwmacomune italiano di mwmq5 214 abitanticite-ref-template-divisione-amministrativa-abitanti-1-1[1] in mwngprovincia di Como in mwnwLombardia. Il paese, appartenente alle mwoaPrealpi mwoqlombarde, è vertice settentrionale della mwogBrianza e capoluogo della mwowComunità Montana del Triangolo Lariano.

Contents

Storia
Simboli
Musica
Cucina
Strade
Sport
Note

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Geografia fisica

«Il borgo di Canzo è posto all'imboccatura della Valassina, a' piedi della tanto conosciuta montagna dei Corni, così chiamata dalla sua cresta, che la natura foggiò biforcuta, arida, rigida, d'un colore bigio cinereo, e qual veramente si conviene alla forma ed al colore delle corna, da cui prese il nome.»

(Giovanni Biffi, La Ghita del Carrobbio, 1863)

È il paese dell'Alta mwqaBrianza che si continua con la mwqqValassina (da cui è separato dalla cascata della Vallategna), situato nella mwqgVal Ravella circondata dai monti mwqwCornizzolo (nell'idioma locale, mwraCurnisciöö), mwrqCorni di Canzo (mwrgCòrni o mwrwCurunghèj), mwsaBarzaghino (mwsqBarzaghìn) e mwsgScioscia (mwswSciòscia).

È attraversato dal torrente mwtgRavella (mwtwRavèla), lungo il quale si è formato il centro storico, e a ovest marginalmente dal fiume mwuaLambro (mwuqLambar) in corso torrentizio, proveniente dalla limitrofa mwugValassina; inoltre sono presenti molte fonti nelle montagne del paese e un lago, il mwuwlago del Segrino, in comune con i paesi di mwvaEupilio e di mwvqLongone al Segrino.

L'altitudine del territorio comunale va da un minimo di 367 a un massimo di 1mwvw 373mwwa mwwqm s.l.m.

Sul territorio comunale di Canzo sono presenti addirittura tre distinte mwwwaree naturali protette di diritto europeo:

• una è il mwxglago del Segrino (secondo la mwxwDirettiva Habitat), di 581 ettari;
• un'altra è la zona di protezione speciale degli uccelli IT2020301cite-ref-7[6] (mwzqDirettiva n. 79/409/CEE), di mwzg1 222 ettari, consistente in un habitat per il 40,6% eritronio-carpinio, per il 34,7% festuco-brometale, con importanti siti di orchidee, per l'11,7% aremonio-faggico, per il 9,6% betullico, per il 3,3% occupato dall'Alopecurus pratensis e dalla Sanguisorba officinalis, con 78 specie protette di uccelli, 62 di vegetali, 17 di mammiferi, 7 di rettili, anfibi e invertebrati;
• la terza è la riserva della mwaaMascarpa (mwaqDirettiva Habitat), di 677 ettari.

Varie specie vegetali rare – quali la mwawmwbaSaxifraga vandelliicite-ref-8[N 2], la mwcqmwcgCampanula rainericite-ref-9[N 3], la mwdwPrimula glaucescenscite-ref-10[N 4], la mwfaViola dubyanacite-ref-11[N 5], lmwgq'mwggAllium insubricumcite-ref-12[N 6] e il mwhwRanunculus fioriicite-ref-13[N 7] – sono state scoperte proprio a Canzo: di tali specie il comune lombardo costituisce, per la botanica, il mwjalocus classicus, ossia il luogo dove se ne trova la popolazione-tipo. Altri esempi di fiori rari presenti nel territorio canzese sono la mwjqPseudofumaria alba, comunemente ritenuta assente al di fuori dell'areale illirico-appenninicocite-ref-14[7] e la mwkgMinuartia grignensiscite-ref-15[8], attestata solo nelle Prealpi lombarde, in modo sporadicocite-ref-16[N 8].

Origini del nome

Il mwnqtoponimo mwngCanz, reso in latino con mwnwCantius, è un vocabolo celtico collegato al mwoagallico mwoqcanto-, dal significato di "margine, lembo, appendice, bordo, contorno, angolo". La radice mwogproto-celtica da cui deriva potrebbe essere *mwowkanti ("insieme") oppure *mwpakanxtu ("aratro"). Nel primo caso, verrebbe evocato anche il concetto di "adunanza popolare convocata su un colle circolare"; nel secondo caso, invece, sarebbero forse implicati i concetti di "lama" e "spigolo".cite-ref-17[9] In ogni caso, il termine sembra riferirsi alla particolare posizione dell'abitato, margine triangolare dell'alta Brianza protetto dal promontorio di mwqqScioscia. Data l'antichità dell'insediamento sacrale noto ancora a fine Cinquecento con il nome di mwqgCanza, posto tra il monte Pesora e il lago del Segrino, non si può peraltro escludere né che la parola mwraCanz faccia riferimento a quel luogo né che l'intero territorio canzese fosse ritenuto particolarmente adatto per le adunanze dei clancite-ref-18[N 9].

Storia

Nascita del borgo

Le tracce più antiche di colonizzazione umana del territorio canzese risalgono all'ultima fase della mwtqglaciazione würmiana, durante il periodo mwtgmesolitico (circa 10.000 anni fa). L'accampamento di mwtwcaccia situato a quota mwua900 m sul monte Rai (mwugRaj) fu utilizzato durante il periodo estivo, continuativamente fino all'età del bronzo medio.

L'epoca mwvaeneolitica (2250 a.C. circa) è segnata dall'importante testimonianza di una triplice tomba a cista con stele, ritrovata in località mwvqBüdracch. Si tratta di una sepoltura in cista litica, all'aperto, con la rara presenza anche di tumulo. Le tre cassette lapidee del sito, terminanti in cuspidi, sono infatti formate in parte da muretti a secco, in parte da lastre infitte a coltello, e ricoperte da un tumulo del diametro di nove metri. Nel corredo erano presenti quattro bracciali, monili di varia formacite-ref-19[N 10], un pendaglio a doppia spirale – rarissimo in mwwgItalia, benché frequentemente rappresentato nelle incisioni – e punte di frecce in selce.cite-ref-paduaresearch-cab-unipd-it-20-0[10]

A 200 metri dalla sepoltura, sulla riva nordorientale del lago del Segrino, sono state trovate le tracce di un insediamento abitativo coevo, utilizzato anche nella successiva mwyaetà del bronzocite-ref-21[N 11], con case, focolari e terrazzamenti a secco, e oggetti quali mwzqolle (scodelle) cilindriche con cordone liscio orizzontale sotto l'orlocite-ref-22[11] e ceramiche con decorazione a mw0gBesenstrich (fini striature), ritenuto un tratto di arcaicità proprio della cultura celto-alpinacite-ref-23[12]. Tale ritrovamento ebbe un peso importante per la conoscenza delle prime popolazioni stanziali in mw1wBrianzacite-ref-paduaresearch-cab-unipd-it-20-1[10]cite-ref-24[13].

Sui Corni di Canzo sono stati trovati anche reperti del periodo della seconda immigrazione celtica (mw4qIV secolo a.C.)cite-ref-25[14], e in tale epoca si colloca anche l'insediamento sul sito dell'attuale centro storico, mentre si deve alla conquista mw5gromana il tracciamento delle strade principali per scopi militari e commerciali. Relativamente a questo periodo è stata scoperta una mw5wpietra miliare vicino al mw6alago del Segrino, che indicava le distanze lungo la mw6qvia strata (via lastricata), mentre nel mw6g1822 venne messa alla luce una tomba romana con le sue suppellettili. Da mw6wCantius, nome latino di Canzo, passava la mw7amw7qvia Mediolanum-Bellasium, che metteva in comunicazione mw7gMilano con mw7wBellagio.

Medioevo

Nei secoli dopo la scomparsa dell'mw8wImpero romano, Canzo, in uno stato di marcata autonomia comunale, fece parte dell'area chiamata Martesana dell'arcidiocesi di Milano, e fu, formalmente, mw9ainfeudata al monastero di mw9qSant'Ambrogio. Il mw9gtoponimo "Martesana" e del vicino paese di mw9wCastelmarte sono stati messi in relazione con il culto del dio mw-aMarte e alla presenza di ex legionari. Nel mw-q1162 mw-gFederico Barbarossa pose il borgo sotto l'egida del monastero di mw-wSan Pietro al Monte (sopra mw-aCivate). Infine Canzo entrò a far parte dei domini dei mw-qVisconti, al cui interno andò delineandosi la mw-gCorte di Casale (1403), unione di comuni con a capo Canzocite-ref-26[N 12].

Nel 1435, con otto altre pievi e mwaqqsquadre comunalicite-ref-27[15], la Corte costituì lmwaqk'mwaqoUniversitas Montis Briantiae, aggregazione di comuni con voce di fronte all'autorità ducale, e in particolare di fronte al fisco, «piccola repubblica o, più precisamente, una provincia autonoma nello Stato di Milano»cite-ref-28[16]. Essa costituisce il territorio della mwaq8Brianza storica, il nucleo originario a cui si riferisce propriamente il termine "Brianza"cite-ref-29[N 13]. Nel 1485 lmwarq'mwaruUniversitas si doterà anche di una propria Banca. Sono anni di grande sviluppo di attività mercantili e artigianali, fioritura di scalpellini, carpentieri, fabbri di altissima capacità tecnica, maestri setaioli, artisti e stampatori apprezzati in tutta l'Italia settentrionale.

Nel mwarc1472 gli mwargSforza, succeduti ai mwarkVisconti nel mwaroducato di Milano, affidarono la Corte di Casale alla ricca famiglia di armaioli dei fratelli mwarsNegroni da Missagliacite-ref-0-30-0[17], che avevano richiesto la concessione per la presenza di mwasaminiere di ferro.cite-ref-31[N 14] Lo stemma della cosiddetta mwasuCumünanza da Canz (trascurato nel mwasy1861 ma riadottato nel mwasc2002), rappresenta infatti «tre forni all'antica a guisa di alveari, per la fusione del ferro».cite-ref-32[18]

Epoca moderna

Secoli XVI-XVIII

Nel mwaty1526 l'esercito mwatcspagnolo, in lotta contro il mwatgducato di Milano, occupò Canzo, tenuta dal condottiero di ventura canzese mwatkNiccolò Pelliccione (riguardo al quale esistono molti aneddoti leggendari), al soldo del duca mwatoFrancesco II Sforza. Dopo la morte di questi, Canzo, come tutto il mwatsducato di Milano, passò sotto il dominio spagnolo e successivamente sotto quello mwatwaustriaco.

Gli spagnoli vi posero un presidio militare, ubicato sulla costa del monte in posizione dominante sul paese, nella località nota come "il Castello". L'occupazione spagnola lasciò in eredità al paese la cerimonia religiosa dellmwat4'mwat8mwauaEntierro, che veniva celebrata ogni mwaueVenerdì Santo almeno fino alla prima metà del secolo XIX.cite-ref-33[19]

Fino al secolo XVII Canzo era un rinomato centro manifatturiero di tessuti di mwaucsaia, venduta come mwaugsaia di Canzo, assieme al mwaukcimosone di Canzo, al mercato milanesecite-ref-34[20], questa attività tuttavia decadde a causa delle pesanti tasse imposte dal governo spagnolo.cite-ref-35[21] Dopo l'estinzione della famiglia dei Missaglia nel mwavi1667 la Corte di Casale passò ai mwavmmarchesi mwavqCrivelli, che vi introdussero l'industria della mwavuseta e alla fine del mwavyXVIII secolo le mwavcfilande attive erano sette, tra cui la mwavgFilanda Verza, la terza più grande della Lombardia, e la Filanda Gavazzi, attiva anche in altri paesi con opere filantropiche.

mwavoGiuseppe Parini, nato a mwavsBosisio, quando è ancora ragazzo, viene messo in contatto con l'ambiente culturale milanese – che costituirà il suo trampolino di lancio – dal parroco di Canzo Ambrogio Fioronicite-ref-36[22], che sarà padre spirituale anche di un frate morto nel convento di Canzo in odore di santità, mwawaGiuseppe Longhi.

Nella seconda metà del Settecento, Canzo viene descritta come un'area di produzione di buon vino e ricca di colture: gelsi, mandorli, vitigni, cereali produttivi più volte l'anno. Il defluvio delle acque è ben gestito, a beneficio sia dell'agricoltura sia dell'artigianato. I terreni hanno un valore elevato: circa 400-500 lire milanesi a pertica. In paese vi sono produttori e commercianti di strumenti di precisione e si tratta tutta la filiera della seta; si fa anche filatura di lino, e si produce un tipico panno di lana. Vi è anche un opificio di seta di alta qualità, che produce stoffa rossa cardinalizia. Si vende carbone di legna a Milano, dalla quale si compra il riso.cite-ref-37[23]

Nel mwawc1786, nell'ambito della riorganizzazione del territorio, Canzo fu unito alla nuova mwawgprovincia di Como. Nei secoli mwawkXVIII e mwawoXIX, fu capoluogo del distretto decimoterzo.cite-ref-38[N 15] La sua economia si poggiava su alcuni punti di forza: i vigneti impiantati sui pendii (Canzo produceva un buon vinocite-ref-39[24]), i castagni, la coltura dei gelsi (necessaria alla nutrizione dei bachi da seta), la presenza di molti pascoli con mandrie sparse, le filande e i filatoi.

Ottocento

Un decreto di riorganizzazione amministrativa del mwaxsRegno d'Italia napoleonico datato mwaxw1807 sancì l'accorpamento in Canzo dei comuni di mwax0Castelmarte, mwax4Proserpio, mwax8Caslino e mwayaScarenna.cite-ref-1-40-0[25] Cinque anni dopo, gli ultimi due comuni furono tuttavia spostati nel territorio di mwayuAsso.cite-ref-1-40-1[25] Le decisioni amministrative del periodo mwayonapoleonico furono tuttavia abrogate con la mwaysRestaurazione.

Dall'edizione del 1868 del mway0Dizionario corografico dell'Italiacite-ref-41[26], il paese aveva una sua compagnia di mwaziguardia nazionale di 415 militi, di cui 110 attivi e 305 di riserva e la mobilizzabile era di 12 militi; nel 1863 vi erano 62 elettori politici inscritti nelle liste elettorali del collegio d'Erba, e Canzo faceva sezione elettorale del collegio con 288 elettori in tutto; il paese possedeva una pubblica scuola elementare, un ufficio postale proprio, uffici di verificazione per le imposte dirette, del catasto e di delegazione di pubblica sicurezza con carceri mandamentali; inoltre era sede di una giudicatura di mandamento dipendente dal tribunale di circondario di Lecco. Una delle nuove famiglie di rilievo nella vita del paese, probabilmente originaria di mwazmArcellasco, furono gli Arcellazzi, che espressero benefattori, presidenti della Società di Mutuo Soccorso e mwazqStefano Arcellazzi, giurista, autore di un trattato di diritto penale.

Durante l'Ottocento, Canzo dà all'Italia varie personalità significative, quali mwazyAlessandro Duroni, primo sviluppatore della fotografia in Italia e inventore del negativo fotografico. mwazcAlessandro Manzoni, la cui suocera era di Canzo, ospitato dai suoi amici, frequenta le ville del paese, dove trae ispirazione per l'intreccio fondamentale del mwazgsuo romanzo e, dalla vita del mwazksanto locale, trae gli elementi stilistici per il suo celebre mwazoincipit. Il ritrattista di casa Manzoni, mwazsCarlo Gerosa, era anch'egli canzese. Canzo dà in questo secolo i natali anche a mwazwFilippo Turati, iniziatore in Italia del socialismo gradualista, espresso poi dal mwaz0Partito Socialista Italiano, di cui fu il fondatore principale.cite-ref-42[N 16] All'interno del socialismo, il suo pensiero si distingueva per la non automaticità della mwaaicontrapposizione di classe e per la criticità nei confronti della mwaamrivoluzione russa: egli credeva in un mwaaqparlamentarismo pacifico, collaborante con gli altri partiti, per migliorare le condizioni dei lavoratori.

Accanto a una presenza di villeggianti attenti soprattutto all'ambiente naturale e alla buona socialità, mwaayGiovanni Segantini, anch'egli frequentatore della cittadinacite-ref-43[N 17] e dei suoi dintorni, viene colpito anche da alcuni aspetti della vita lavorativa e contadina, ritraendo ad esempio nella tela mwaasLa raccolta dei bozzoli l'attività serica domestica allora in vigore in tutta la Brianza, ma soprattutto nella Canzo dei Verza e dei Gavazzi.cite-ref-44[N 18]

Primo Novecento (1900-1940)

Un altro canzese, mwabyMagno Magni, è fondatore dellmwabc'mwabgUnione concimi, prima azienda italiana a dedicarsi alla mwabkchimica e per decenni protagonista di monopolio, che sarebbe confluita nella mwaboMontecatini, trasformandola da azienda di estrazione mineraria in azienda prevalentemente chimica, ponendo così le basi per l'introduzione della mwabsplastica commerciale (1955), sviluppata da mwabwGiulio Natta, brianzolo d'adozione, proprio all'interno di questa azienda, e che gli meriterà il mwab0Premio Nobel per la chimica.

Nel mwab81908 nasce a Canzo dalla famiglia di san Miro mwacaAngelo Paredi, che sarebbe divenuto – oltre che Prefetto della mwaceBiblioteca Ambrosiana per quasi vent'anni – uno dei più importanti studiosi al mondo sulla figura di mwacisant'Ambrogio, di cui mise in luce soprattutto la straordinaria forza e abilità politica. La sua biografia del santo vescovo, tradotta in inglese con il titolo "mwacmSaint Ambrose, his life and times" (mwacq1964), divenne uno dei principali punti di riferimento per gli studi santambrosiani.

I primi anni del mwacyNovecento, con la conclusione della mwaccferrovia Milano-Asso (che si aggiunge alla Strada di Niguarda), vedono confermarsi il legame con la città di mwacgMilano, per i cui abitanti Canzo è una meta obbligata di mwackvilleggiatura già da fine Settecento (secolo a cui risalgono numerose ville neoclassiche e il Teatro Sociale).cite-ref-45[N 19] Tutt'oggi il legame con il capoluogo lombardo è molto forte, grazie al perdurare del turismo, nonché al fatto che Canzo, pur essendo in provincia di Como, appartiene all'mwac4arcidiocesi di Milano e al mwac8rito ambrosiano.

In questo secolo, la mwadesecolare tradizione siderurgica di Canzo si riversò nella fabbricazione di forbici, di cui Canzo divenne importante centro, accanto ad altre forme di artigianato e all'agricoltura. Il parchetto-piazzetta Turati dal 2007 presenta un "angolo del lavoro", finalizzato a rievocare questo importante settore della storia produttiva canzesecite-ref-46[N 20].

Secondo Novecento (1940-1999)

Durante la mwadwseconda guerra mondiale, molte famiglie milanesi vi furono sfollate, e in paese vennero acquartierati un gruppo di mwad0SS italiane, presso l'asilo e un gruppo di truppe tedesche con il comando installato presso la mwad4Villa Rizzoli. Attività partigiane vennero mwad8svolte sui monti, attorno ai Cornicite-ref-47[27], dove i sentieri, precedentemente usati dai contrabbandieri furono utilizzati per aiutare prigionieri alleati fuggiti dal campo di concentramento di mwaeqGrumello del Piano a rifugiarsi in Svizzeracite-ref-48[28]. Sul finire della guerra, cinque ex-soldati di montagna appartenenti alla "43ª Divisione Alpina Autonoma", inquadrata nella Resistenza – Oscar Bottonicite-ref-49[N 21], Francesco Pellegrinocite-ref-50[29], A. Deana, D. Pittari ed E. Quaranta – furono catturati e fucilati con l'accusa di diserzione il 21 marzo 1945. Un altro di essi, Giuseppe Mondellocite-ref-51[N 22], subì la medesima sorte il 13 aprile 1945, dodici giorni prima della fine della guerra.

Una personalità di rilievo della storia novecentesca del borgo di Canzo è stata Orlando Prina, già appartenente a una famiglia locale della bassa nobiltà (mwafyPrina-mwafcCrivellicite-ref-52[N 23]). Ritornato a Canzo dalla mwafwcampagna di Grecia come mwaf0ufficiale mwaf4alpino, visse in clandestinità insieme alla madre vedova, collaborando con mwaf8Giancarlo Puecher, Remo Sordocite-ref-53[30] e altre personalità della Resistenza lombarda. Divenuto delegato del mwagqCNLAI per il territorio di Canzo, costituì dapprima un comitato comunale formato dalle personalità di spicco del mondo partigiano locale e successivamente la mwaguGiunta clandestina che, composta da un rappresentante per ogni mwagycomponente politica dell'mwagcarco costituzionale (mwaggante litteram), organizzò la transizione istituzionale che avvenne il 25 aprile del mwagk1945, quando le mwagoSS italiane abbandonarono la sede di Canzo.

Nel dopoguerra, Orlando Prina fu il principale artefice dell'assetto mwagwassociazionista tipico del comune di Canzo, dove il comune ha come importante organo consultivo la mwag0Tavola rotonda delle Associazionicite-ref-54[N 24]. In particolare fu il precursore delle associazioni mwahipro-loco divenendo il primo segretario dell'Azienda di Turismo nel periodo d'oro della villeggiatura degli mwahmanni sessanta e mwahqsettanta; fu il rifondatore del Gruppo Alpini Canzo, fondatore dell'Associazione Cacciatori (che sotto la sua presidenza diede vita all'importante mwahufiera ornitologica di Canzo, ispiratrice di altre fiere dello stesso genere) e dell'Associazione Pescatori mwahyLago del Segrino, a capo della quale promosse importanti battaglie ambientali. Fu ininterrottamente assessore dalla mwahctransizione istituzionale al mwahg1985.

Nel settore dell'mwahoartigianato Canzo è rinomata per la produzione di mwahsforbicicite-ref-aci-55-0[31], al punto che un quarto delle località produttive in Italia, già dagli mwaiaanni trenta, si trova nel distretto di Canzocite-ref-56[32]. Nel mwaiu1993 fece scalpore l'uccisione, durante la mwaiyguerra bosniaca, del volontario di pace canzese, di ispirazione cattolica, mwaicGabriele Moreno Locatelli, a cui una petizione popolare degli abitanti di mwaigSarajevo ottenne di dedicare una via della città.cite-ref-57[33]

Simboli

Lo stemma e il gonfalone del Comune sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 4 marzo 2002.cite-ref-58[34]

«D'azzurro, ai tre forni

all'antica

, a guisa di alveari, per la fusione del ferro, bene ordinati, d'oro, chiusi di nero, accompagnati da sette

stelle

di otto raggi d'oro, tre poste in capo e ordinate in fascia, la quarta posta fra i due forni superiori, la quinta e la sesta poste ai fianchi del forno inferiore, la settima posta in punta sotto detto forno. Ornamenti esteriori da Comune.»

Il gonfalone è un drappo di giallo caricato al centro dello stemma comunale.

Monumenti e luoghi d'interesse

«Affrettato, come lo dev'essere un romanziere da giornale, non mi disperderò o lettore, nel descriverti, come pur avrei in animo, le condizioni topografiche, industriali ed economiche di questo paese ch'è, fuor di dubbio, una delle più ricche, svegliate e patriottiche fra le grosse borgate del contado lombardo.

E di tutto ciò, tu, mio lettore, potrai convincerti in persona, se, visitando il borgo di Canzo nelle tue gite autunnali, avrai agio di ammirare i vari opifici, i bei palazzi, il grazioso teatro e le amene ville dei dintorni, e, meglio ancora, se, intrattenendoti coi borghigiani, ne apprezzerai il carattere franco, ospitale, congiunto a quella squisitezza di sentimenti patriottici, a quel criterio politico, che, sgraziatamente, non si trova con troppa frequenza negli altri grossi centri della campagna lombarda, particolarmente in quella parte di essa che si chiama la Bassa.»

(Giovanni Biffi, La Ghita del Carrobbio, romanzo storico del 1863)

Architetture religiose

Basilica prepositurale plebana di Santo Stefano protomartire

«Habet ecclesia crocifixum valde magnum sculptum.»


Da indagini fatte all'interno del campanile, risulta che la prima edificazione della chiesa risale a epoca romanica, se non precedentecite-ref-59[35].

Detta anche mwakoGésa granda, è la chiesa mwaksprepositurale. L'edificazione ebbe inizio nel mwakw1728cite-ref-60[36] sul luogo di una precedente costruzione, attestata dal mwale1398 in un documento testimoniante l'autonomia della parrocchia, dedicata allo stesso santo e già dotata nel mwali1574, durante la mwalmvisita pastorale di San Carlo, dei cinque altari attuali. La Basilica è stata eretta Prepositura, col titolo di mwalqBasilica Prepositurale Plebana, con decreto mwaluad perpetuam memoriam in data 21 aprile mwaly1899 da mwalcpapa Leone XIII il quale concesse "Non ad Personam sed pro Tempore" il Titolo di Prevosto. Il sagrato è in granito, decorato a intarsio; in passato era acciottolato. L'edificio, tradizionalmente definito "basilica" pur non essendolo ufficialmente, è in stile barocco classico e possiede un alto campanile angolare, a destra, con tetto in bronzo (il progetto del 1818, dell'architetto Bovara, ne prevedeva due). La facciata è parzialmente, come i lati lunghi della chiesa, dipinta di un giallo tenue; presenta un portone principali e due portoni laterali.

Di fronte alla piazza della chiesa vi è la sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, nel passato adibita ad asilo infantile e a biblioteca municipale, davanti alla quale è stato piantato un mwalkgelso (mwalomurùn), albero simbolo della tradizione serica brianzola, e ne è stato aggiunto un altro esemplare molto antico, a cura della Cumpagnia di Nost, trasferito dal Parco Raverta, trasformato in complesso edilizio. Quest'ultimo è stato affidato alla protezione di mwalsmwalwSan Mir. Presso la Società Operaia vengono spesso organizzate mostre d'arte. A lato dell'ampio piazzale, vi è il l'antico portico del mercato, un elegante porticato a cinque arcate con fronte e doppie lesene, che mantiene all'esterno gli anelli utilizzati per la fiera del bestiame mwal0da San Stevenin il 27 dicembre.

Si narra che il suolo su cui è stata eretta la parrocchiale fosse in origine una vigna di proprietà dei Pelliccioni. Essi la concessero alla parrocchia a condizione che in una notte fossero sradicate tutte le piante di vite. Dopo una nottata di lavoro da parte di tutta la popolazione accorsa, si poté cominciare la costruzione della chiesa.

Chiesa di San Francesco e Beato Miro

Detta anche mwamkGésa da San Mirètt, dal nome del secondo dedicatario, utilizzando il diminutivo per distinguerla da quella propriamente di mwamoSan Mir (il santuario-mwamseremo). È una chiesa conventuale e si trova in piazza San Francescocite-ref-61[37], ed è affiancata dalla casa del prete, un tempo ambulatorio; nella piazza si trovano inoltre due mwanacuurt (mwanedi Pinòla e mwanidi Meroni), una fontanella (servita dall'acquedotto e sormontata da un'altra fontana, da cui sgorga una parte dell'acqua di Gajum) situata in una nicchia delle pittoresche mura di Villa Meda, che ha un proprio arco di ingresso su piazza San Francesco, arricchito da una pregiata lunetta in ferro battuto e da un grande affresco. Il sagrato è in porfido, come del resto tutta la piazza, e presenta una scalinata. L'insediamento del mwanmcomplesso conventuale risale alla fine del mwanqTrecento, ed era inizialmente dedicato alla mwanuVerginecite-ref-62[38], mentre successivamente, forse nel mwanoQuattrocento, fu consacrato a mwansSan Miro. Nella prima metà del mwanwSettecento furono svolti lavori di consolidamento e ampliamento, mentre la fine del secolo vide la fine della presenza dei mwan0Frati Minori, e quindi il passaggio dell'indulgenza del Perdon d'Assisi alla parrocchiale. Agli inizi dell'Ottocento, con il lascito del prevosto don Angelo Sala e il contributo di Giovan Battista Gavazzi, il convento venne trasformato in mwan4Ospedale Civile per divenire poi, dalla prima guerra mondiale agli anni settanta, casa di riposo; nel frattempo la chiesa assunse la denominazione di san Francesco, anche se nella memoria della popolazione rimane la dedicazione a san Miro. Successivamente, dopo un restauro conservativo, la chiesa assunse, per volontà della Curia Arcivescovile, la funzione di Oasi monastica.

L'edificio è in stile mwaoabarocco e possiede un semplice campanile in fondo a sinistra. La facciata è, come tutto l'esterno della chiesa, dipinta di un giallo tenue, e presenta un solo portone centrale, sormontato dall'emblema in marmo dell'Ordine Francescano; sopra a esso vi è una piccola vetrata. All'interno vi sono quattro altari minori: entrando, a destra quello di mwaoesan Francesco e a sinistra quello di mwaoisan Miro (ma in una nicchia vi è anche una statua di Gesù), raffigurati anche nelle rispettive vetrate dietro al tabernacolo; in fondo, a destra quello del Crocifisso (ma in una nicchia vi è anche una statua della Madonna addolorata) e a sinistra quello della Madonna. L'alternanza di colori tenui nelle abbondanti decorazioni, specialmente nell'abside, conferiscono all'interno un'mwaomarmonia ristoratrice. Il tabernacolo ha una porticina d'oro raffigurante in bassorilievo un calice con due uccellini. I confessionali in legno si trovano di fianco al portone di ingresso.

Cappella di San Michele - Lazzaretto

La cappella è dedicata a mwaoosan Michele Arcangelo e si trova in cima a un piccolo dosso, a quota mwaos460 m sul lato destro lungo la strada verso le mwaowFonti di Gajum. Questo luogo venne utilizzato come mwao0lazzaretto durante l'mwao4epidemia di mwao8peste del mwapa1863 e forse anche in casi di precedenti contagi: secondo una tradizione locale il prato sottostante sarebbe usato come camposanto per i morti della mwapepeste del 1630, descritta da mwapiAlessandro Manzoni nei mwapmPromessi Sposi. La cappella è stata oggetto di interventi di restauro e conservazione nel corso del tempo garantendone un buono stato di conservazione fino a oggi. Al suo interno sono affrescati il santo e le opere temporali di misericordia. Da questa cappella si diparte la strada acciottolata che, risalendo lungo la mwapqvall da Pésura, arriva alla cima del monte mwapuCornizzolo. Poco sopra la cappella si trova una buona fonte.

Eremo-Santuario di San Miro

«San Miro è luogo di devoto pellegrinaggio, visitato da' terrieri vicini, e dove ai dì festivi si celebra il sagrificio, quando appena la stagione non corra rigidissima o nevosa. Il povero convento e l'umile chiesetta, innalzata in onoranza del santo, giacciono in un luogo eminentemente pittoresco; poco orizzonte, chiuso da nudi scogli, variato dal rapido torrente della Ravella e da alcune macchie d'alberi antichi. La prima domenica d'agosto al profondo silenzio di quel ritiro succedono i canti di festa, i suoni monotoni, ma sempre cari, delle fistule, delle zampogne; tutta l'altura è gremita di terrazzani festosi, che, finiti gli uffici divini, calano dall'altura e si fermano a merendare lietamente in un ameno valloncello, intorno alle labbra della già nominata fontana di Gajumo.»

(Ignazio Cantù, Guida pei monti della Brianza e per le terre circonvicine, 1837)

La costruzione dell'eremo di mwaqeSan Miro al Monte iniziò nel 1643cite-ref-63[39], sul luogo di un precedente oratorio a tre altari già attestato dalla visita pastorale di San Carlo Borromeo. Annesso alla chiesa vi era un piccolo convento che ospitò subito un eremita, ma poi divennero due, probabilmente appartenenti al convento francescano del paese. Si possono ancora notare, sul ripido pendio posto sull'altro versante della Ravella, alcuni terrazzamenti (mwaqygiarditt di fraa) nei quali i frati coltivavano un orto. Ha subito vari restauri, fino a quello completo terminato nel 2005. I locali annessi alla chiesa hanno mantenuto e valorizzato la loro vocazione a ospitare i gruppi organizzati che intendono dedicare qualche giorno alla preghiera e alla meditazione.

Il culto di san Miro è legato all'acqua e da secoli l'eremo è meta di pellegrinaggio, così come lo è la fonte, restaurata, dalla quale sgorga un'acqua a cui molti si affidano per mantenere il proprio benessere, se non per guarire da qualche malattia.

Nelle vicinanze dell'eremo si trova anche una grotta.

Edicole religiose

Tra le altre costruzioni sacre vi sono la cappelletta della Madonna di Caravaggio, il dipinto della Madonna presente nel portico dell'oratorio maschile (trasferito dalla cappelletta della Madonna di Caravaggio), quella di San Rocco e della Vergine in mwarkmwaroSumbich, l'edicola di Santa Rita in via Monte Rai, l'edicola della Madonna in via Gajum, quella in una mwarscurt della mwarwCuntrada dal Cuèrc, quella sopra la fontana di mwar0Portacinés, quella del mwar4Pretòri, la cappella davanti alla fontana della contrada di mwar8Casarch (con la Madonna nera del Ceppo e un affresco dell'Annunciazione), l'edicola della Vergine in località mwasaTuump, quella di sant'Anna in località mwaseValicc, quella in via Roma, quella in via Vittorio Veneto (vicino alla sede della mwasiComunità Montana), quella in via Rimembranze dedicata alla Madonna di Lourdes, il trittico all'angolo via Verza e via Rimembranze, il grande affresco in Villa Meda, il crocefisso ligneo all'angolo tra via Grandi e via Porroni, l'edicola della Madonna presso il Castello, quella in via Volta, quella in fondo alla scala di Sant'Anna, quella della mwasmMadòna di Sètt Dulùr sopra a mwasqGajum, quella della Madonna presso il mwasumwasyPrimm Alp, quella posta nella grotta di San Miro, quella in località Scarenna, quella posta presso la fonte del mwascSentée dal Fóo, quella di San Bartolomeo tra il mwasgmwaskPrimm e il Segùnt Alp, quella del mwassmwaswSegùnt Alp, quella della Madonna e di Gesù al Parisone, la croce all'angolo tra via Vittorio Veneto e via Pasubio, la fontana del mwas0Cuèrc dedicata alla dipartita di San Miro. Infine è presente il santuario oratorio di mwas4San Miro al monte e, sulla carrozzabile, due cappellette, di cui un'arroccata e nascosta tra gli alberi. Presso il lago del Segrino è presente l'edicola del mwas8Caradùr indurmentaa, poi dedicata anche alla Vergine. Ve ne sono numerosissime inoltre all'interno di cortili e giardini privati, senza contare gli altari minori all'interno di chiese e cappelle.

Architetture civili

Tra i giardini e parchi storici d'interesse culturale vincolati dalla legge nazionale vi sono mwatyCasa Piotti con parco (decreto 29/1/1975), mwatcVilla Gavazzi Balossi Restelli (decreto 30/4/1981) e mwatgVilla Meda con parco (declaratoria 25/1/1977). Gli edifici di archeologia industriale registrati presso la Regione Lombardia sono il mwatkFabbricato viaggiatori (scheda n. 443) e il mwatoMagazzino merci (scheda n. 440) della Stazione terminale, appartenente alla mwatsRete ferroviaria delle Ferrovie Nord Milano (scheda n. 499), e mwatwVilla Verza (scheda n. 452), mentre il corrispondente mwat0Filatoio di Cranno (scheda n. 444) è già in territorio assese.

Villa Meda - Stelline - Caserma

Villa Meda (mwauqXVII-mwauuXVIII secolocite-ref-64[40]), costruita sul fianco destro del torrente Ravella, nel centro storico del paese, è un complesso composto da una corte principale con un porticato ad arcate con pilastri quadrangolari, decorati da mwauolesene che sostengono un mwausmarcapiano. All'interno sono presenti volte affrescate e soffitti in legno a cassettoni decorati da Luca Roscio di mwauwVill'Albese, del mwau01701cite-ref-65[41] (o 1702mwavimwavmcite-ref-0522222242222224-66-0[42]). Da un altro più piccolo cortile interno, si accede al mwavgbattistero a pianta circolare, con colonnato centrale in pietra e volta ottagonale in legno. Il parco è occupato da alcune piante secolari, cippi in granito, balconate belvedere, portali e nicchie sul muro simulanti piccole grotte, come in uso nei giardini signorili dell'epoca.

La villa è opera dell'architetto mwavoSimone Cantoni di mwavsMuggiocite-ref-67[43], che trasformò e ingrandì la preesistente residenza dei conti Medacite-ref-68[N 25], con interventi di stile mwawqneoclassico. Il progetto si protrasse dal mwawu1795 al mwawy1804, quando il lavoro fu portato a termine dal monsignore fratello del conte. L'architetto dispose i locali di rappresentanza attorno ai cortili interni e le parti abitate a contatto col giardino all'italiana e con l'ambiente agreste raggiungibile sull'altra sponda del torrente Ravella tramite un ampio ponte interno al perimetro della villa.

L'edificio venne usato nel XX secolo come colonia estiva per le mwawgStellinecite-ref-69[N 26] e poi, durante la mwaw0seconda guerra mondiale come caserma, ospitando le mwaw4SS italiane arruolate presso le carceri milanesi; è stato restaurato per un utilizzo misto privato, sale pubbliche e stanze date in gestione alle locali associazioni; vi ha sede la biblioteca civica.

Teatro Sociale

«Tra le dolcezze della terra di Canzo, pur si dee in molto pregio aver quella delle conversazioni, condita da disinvoltura ed amabile urbanità, nelle quali molto piacevolmente si passano le giornate piovose e le lunghe sere autunnali. Intanto il mio nuovo Mentore, che molto si compiaceva delle mie osservazioni, licenziandosi da quella brigata e dandomi il braccio, cominciò a condurmi a visitare il suddetto bellissimo teatro, innalzato da un'unione sociale, sotto il disegno e la direzione dell'architetto

Besia


(Pietro Ferrario, Tre giorni di peregrinazione nel Piano d'Erba e nei paesi circonvicini, 1840)

La "Società del Teatro Sociale di Canzo"cite-ref-70[44]cite-ref-71[45] venne fondata nell'aprile del mwax81828 per volontà di famiglie benestanti canzesi e mwayamilanesi, avendo già ricevuto l'autorizzazione decenni prima da mwayeMaria Teresa d'Austria. I lavori di costruzione furono ultimati l'anno successivo permettendo l'inaugurazione il 18 ottobre del mwayi1829 invitando la compagnia del mwaymTeatro Filodrammatici di Milano.

Il Comune, divenuto proprietario dell'immobile, si occupò di rinnovare il tetto dopo la mwayustorica nevicata del 1985 e se ne decise il completo restauro, dopo circa cinquant'anni di funzionamento come sala cinematografica. Fu quindi inaugurato il 25 aprile del mwayy1990.

L'Amministrazione comunale decise di allestire di nuovo una stagione teatrale per gli anni 1991-'92, iniziando proprio col Teatro Filodrammatici di Milano. Accanto a questa compagnia vanno ricordati anche l'orchestra dei Pomeriggi Musicali di Milano e l'Autunno Musicale di Como sempre presenti nella programmazione. Sono inoltre frequenti commedie in lingue regionali, grazie a una compagnia veneta e alla mwaygFilodrammatica Canzese.

Ospita stagioni di musica e di prosa.

Nell'antistante piazza Garibaldi è presente il monumento ai Caduti. Dall'altra parte della piazza si vedono lo storico Albergo Canzo (uno dei cinque alberghi presenti a Canzo) e i giardini di Palazzo Tentorio, sede del comunecite-ref-72[46], e di Villa Don Pozzoli, mway8residenza sanitaria assistenziale per anziani. In paese sono presenti altre due case di riposo.

Palazzo Tentorio

Palazzo Tentorio fu acquistato dall'omonima famiglia canzese nel 1706, anno in cui il territorio di Milano, di cui Canzo faceva parte, passava di mano dagli spagnoli agli austriaci. La ricchezza dei Tentorio si fondava sul commercio dei panni di lana, attività iniziata nel 1649 da Carlo Tentorio, disinvolto commerciante che aveva raggiunto una posizione di competitività aggirando i pesanti gravami della burocrazia spagnola. La famiglia contribuì economicamente in maniera significativa alla trasformazione settecentesca della chiesa prepositurale di Canzo, consacrata il 3 giugno 1752. La proprietà del palazzo rimase ai Tentorio per oltre un secolo: il 15 settembre 1828 lo stabile e le sue pertinenze furono acquistate dai fratelli Giovanni Maria, Benedetto e Venanzio Gavazzi, antica famiglia canzese in quegli anni impegnata nello sviluppo dell'industria serica, mentre nel 1889, il giorno di san Martino, il palazzo fu acquistato dal Comune per alloggiarvi la scuola; successivamente ospitò anche, e per più di un secolo, gli uffici comunali. Nel 1999 cominciarono i lavori di ristrutturazione e ampliamento, su progetto selezionato tramite concorso di idee, che portarono, oltre al restauro dell'antico Palazzo, alla creazione di una struttura moderna a forma di torrione, a mo' di novello mwazibroletto, simbolo dell'autonomia comunale. Dal 7 dicembre 2002, Palazzo Tentorio ospita l'ufficio e la segreteria del Sindaco, la sala Giunta e un'ampia area espositiva, collocata al secondo piano.

Le sedi del potere civile

Appartengono a questa categoria il Castello della guarnigione spagnola, appunto in località mwazkCastèll, e il castello precedente, forse collocato in corrispondenza dell'attuale mwazoTurèta. Il Palazzo Pretorio, sede del pretore e delle carceri della mwazsCorte di Casale era collocato nell'attuale mwazwPretòri. Il consiglio degli anziani aveva sede in un portico, il mwaz0Cuèrc (che dà il nome alla mwaz4cuntrada), collocato dietro alla fontana omonima. Altri importanti centri di aggregazione comunale erano mwaz8Mèzz Canz (attuale via Meda), la piazza della chiesa e il portico adiacente. Nell'ultimo secolo, la sede comunale è stata collocata nel Palazzo Tentorio e provvisoriamente in Villa Meda. Presso l'attuale sede è stato annesso un nuovo edificio, che riprende in chiave moderna la forma tipica del mwa0abroletto. Per approfondire, leggere i paragrafi relativi alle località, alle vie e agli edifici citati.

Camp da Miro

La piazza Giovanni XXIII è il nuovo piazzale del mercato, che verso sera si trasforma in campo sportivo per gli allenamenti di atletica della locale associazione; oltre un filare alberato sono presenti il cimitero, la piazzetta Caduti Alpini, e la località Laguccio. Dietro all'ampio piazzale, vi è un parco con grandi alberi e giochi per bambini. Dietro al parchetto, è stato costruito un Centro Sportivo sul luogo di due campetti all'aperto e di parte del prato retrostante. Complessivamente questa località è definita mwa0qCamp da Miro (toponimo che non si riferisce al santo locale). Qui, occupando anche tutti gli spazi stradali circonvicini, opportunamente chiusi al traffico, si svolge la mwa0umwa0yFera di Üsei. Anticamente il cimitero di Canzo si trovava in corrispondenza dell'odierna piazzetta Turati.

Gli oratori presenti e passati

L'ex oratorio maschile presso il mwa0kfilatòj contiene (su un'edicola murale) l'affresco originario della cappella della Madonna di Caravaggio e, nella cappella, un affresco giovanile di mwa0oSilvio Consadori (1909-1994; pittore d'arte sacra, formatosi all'Accademia di Roma, professore all'Accademia di Brera, premio "Milyus" e premio "Canonica").

Villa e parco Magni

L'antico parco, ricco di alberi secolari, venduto all'industriale canzese mwa04Magno Magni dalla famiglia filandiera canzese dei Gavazzi,cite-ref-2-73-0[47] si estendeva tra le località mwa1mMirabèla e mwa1qGrimèll. La villa, fatta costruire dal cavalier Magni tra il 1903 e il 1906cite-ref-2-73-1[47]cite-ref-74[48] (o 1907mwa10mwa14cite-ref-0522222242222224-66-1[42]) dall'architetto torinese mwa2mPietro Fenoglio,mwa2qmwa2ucite-ref-0522222242222224-66-2[42] già suo professore a Torino, una delle ville canzesi più rappresentative del Novecento, e certo la più maestosa, si trova in quest'ultima località. Per questo l'appellativo originario della villa, voluto dal suo proprietario e ideatore, è mwa2oIl Grimello. Fu costruita dall'architetto Fenoglio in un fantasioso stile neomedievale.mwa2smwa2wcite-ref-0522222242222224-66-3[42]cite-ref-2-73-2[47] Esteriormente si caratterizza per le pietre di Vicenza (dove il proprietario viveva e lavorava, e dalla quale aveva chiamato la manovalanzacite-ref-2-73-3[47]), ben squadrate, a vista, e per le ampie balconate e terrazze multiple. Interiormente, ogni stanza è progettata a sé in uno stile diverso. Una limonaia conduce dalle stanze alla biblioteca. In essa il visitatore rimane subito stupito dalle coinvolgenti tavole del pittore mwa3kSilvio Bicchi che rappresentano l'umanità in quel periodo storico: la vita del primo Novecento, la guerra, la pace, il lavoro, la vittoria, l'umanità al bivio. Il noto pittore mwa3oAchille Beltramecite-ref-2-73-4[47] dipinse invece le pareti e il soffitto dell'ingresso e della sala da pranzo: sono rappresentate quattro scene di caccia al cervo, di ambientazione medievale, in cui sono raffigurati i famigliari del Magni con cavalli, cani e falconi. Vi sono inoltre soffitti decorati in quattro comparti dal pittore Silvio Bicchi, nei quali spiccano in altrettanti campi ovali, le figure allegoriche del Tempo, del Pensiero, della Forza e della Materia. Il giardino è solcato da sentieri, viottoli, scale e scaloni monumentali, che conducono in luoghi appartati, alla fontana della vittoria, al grazioso teatrino all'aperto, alla torretta-oratoriocite-ref-2-73-5[47]. Sono inoltre presenti numerose statue. Dopo essere appartenuta alla famiglia di editori mwa4mRizzoli, tra gli anni Cinquanta e Ottanta del Novecento la villa andò in malora.cite-ref-2-73-6[47] Ristrutturata tra il 1994 e il 1998, è un centro per ricevimenti e congressi.cite-ref-2-73-7[47]

Villa Verza - Filandùn

Villa Verza fu costruita tra il 1769 e il 1820cite-ref-75[49].

Nel 1667 la mwa5mCorte di Casale, e quindi anche Canzo, divenne feudo camerale dei marchesi Crivelli che per primi affiancarono all'attività agricola l'industria serica. L'attitudine dei canzesi al settore si era peraltro dimostrata in maniera evidente già nel Seicento, quando i panni di lana prodotti a Canzo, soprattutto dai Tentorio facevano concorrenza, per qualità e prezzo, a quelli realizzati a Milano. Alla fine del Settecento si contavano a Canzo ben nove filande, che davano lavoro a duecento persone: la sola Canzo competeva quanto a mole di manodopera con l'intero distretto di Lecco. Verso la metà dell'Ottocento quella di Carlo Verza annoverava 1mwa5q 300 dipendenti, ed era la tra le prime tre in Lombardia per dimensione, produzione e qualità del filato, insieme a quella dei Gavazzi in Bellano e a quella dei Sormani (entrambe famiglie canzesi e imparentate con i Verza e i Ponti). In linea generale, dal Seicento alla metà dell'Ottocento, Canzo fu considerato uno dei più ricchi e importanti centri manifatturieri dell'intera Lombardia.

All'Esposizione italiana del 1861, la Filanda Verza di Canzo risultava di gran lunga il primo setificio della penisola per quantità della merce esposta. Elogiati dalla Commissione per il lustro dato all'Italia in occasione dell'Esposizione Universale di Parigi del 1855, ottenendo alla Camera di Commercio di Milano la medaglia d'oro, i Fratelli Verza di Canzo venivano decorati con il primo premio nella sezione Lombardia (sezione a sua volta distintasi come prima per «regolarità» del filato) sia per la «perfezione d'arte» delle sete sia «per l'importanza del loro stabilimento». Da notare come al secondo posto, tanto nel caso dell'Esposizione Universale quanto in quello dell'Esposizione italiana, venga menzionata l'impresa serica del canzese Pietro Gavazzi, soprattutto «per la grande importanza dei suoi stabilimenti industriali»cite-ref-76[50].

Prima d'iniziare l'attività industriale, Carlo Verza compra terreni coltivati a uva e gelsi e boschi, in seguito alla vendita all'asta dei beni del soppresso convento dei Padri Minori Conventuali in San Miro di Canzo. In località Cranno, presso la Vallategna, stabilisce, oltre a una casa colonica e a un mulino da farina, il primo edificio adibito alla filatura della seta, trasformando probabilmente un vecchio macero. Il torrente Foce, di proprietà dei Verza, veniva in parte deviato verso gli stabilimenti e verso il giardino all'inglese, attraverso due caselli di raccolta ancora visibili.

Molte dipendenti provenivano dal Bresciano e dal Veneto, cosicché la distanza del paese d'origine faceva sì che esse stabilissero in loco la loro dimora definitiva. Vi era una stanza per la cura dei neonati, dove alcune bambine accudivano la prole, dando il cambio alle madri che dovevano allattare. In modo non dissimile da quello che di lì a poco avrebbero fatto i Crespi a Canonica d'Adda e altri, il Verza volle costruire una società operaia da sé sufficiente, dotata anche di un'attività di istruzione giornaliera.

Lo stabile della filanda Verza, cento e più anni dopo, sarebbe stato in parte acquistato da mwa50Salvatore Fiume, uno dei massimi pittori italiani del Novecento; l'artista si stabilì a Canzo nel 1946 adattando a studio parte dell'ala sud della vecchia filanda, che dal 1952 divenne anche la sua residenzacite-ref-77[51]. La famiglia Conti-Valsecchi, proprietaria dell'altra metà dello stabile, continuò l'antico utilizzo dell'acqua motrice con la costruzione di una piccola turbina, e conservò e restaurò l'intero edificio; i due cortili della filanda si sono trasformati in tre cortili abitati. Particolarmente visibile l'antica ciminiera in mattoni.

Da completare con Abbellimento del Bovara & Storia moderna

La seconda filanda canzese per dimensione (con un notevole distacco dalla prima) era la filanda della famiglia mwa6mGavazzicite-ref-78[N 27].

Altro

• Villa Gavazzi, nella sua parte più antica risalente al XVIII secolocite-ref-79[52]
• Villa Barni, risalente agli inizi del XIX secolocite-ref-80[53]
• Portico pubblico, realizzato nel 1819cite-ref-81[54]
• Monumento a mwa7oFilippo Turatimwa7scite-ref-062-82-0[55]

Siti archeologici

Fin dalla colonizzazione celtica, tutta la valle di Canzo fu legata al culto dell'acqua, di cui vi è abbondanza, e della pietracite-ref-83[N 28]. Una testimonianza della diffusione dei culti acquatici si ritrova nell'origine del nome del mwa8wlago del Segrino: mwa80Fons Sacer ("Fonte Sacra" in mwa84latino), culto trasformato in culto romano a Marte, come si nota nei toponimi mwa88mwa9aCastèll Mart e mwa9eMartesana, poi nella devozione a mwa9iSan Michele, presso la fonte del mwa9mLazzaretto. Esempio invece di culto dei massi è il mwa9qSass dal Primm Fiöö, dove anticamente si recavano le donne per ottenere un buon parto; l'equivalente cristiano si ritrova nella scalinata ed edicola di Sant'Anna, con la stessa funzione. Più visibile è la grandissima roccia detta mwa9uCèpp da l'Angua, collocato ai piedi del monte Raj, dove si sovrappongono l'elemento acqua e l'elemento pietra, luogo in origine dedicato alla fata acquatica mwa9yAnguana (da cui il nome), presente anche nella complessa celebrazione della mwa9cGiubiana. Nel mwa9gMedioevo, al contrario di quanto avvenuto in mwa9kSan Michele, questo culto non fu assimilato ma demonizzato: da qui deriva il secondo nome dello stesso, mwa9oScalfìn dal Diaul, ovvero "tallone del diavolo". Il santuario di mwa9sSan Miro, santo anch'esso legato all'acqua, inoltre, è costruito in corrispondenza di una fonte sotterranea, sede di un luogo sacro celtico (vi sono state trovate delle mwa9wcoppelle). Un altro masso rilevante è il mwa90Sass da la préa, che si trova sulla cresta di Crannocite-ref-84[N 29].

Aree naturali

«Questo paese posto sotto un cielo ridente, ove natura parla ai cuori sensitivi col linguaggio della più cara dolcezza [...]»

(Minerva Ticinese, 21 ottobre 1829)

I boschi

I boschi di Canzo, oggigiorno più abbondanti a causa dell'imboschimento delle aree un tempo adibite a fienagione e pascolo, sono composti da alberi quasi esclusivamente cedui come roveri, castagni, noci, frassini, faggi, betulle, tigli, abeti rossi, ippocastani, sorbi, tassi, noccioli, aceri, agrifogli, allori, bagolari, bossi, rovi, pungitopi, ecc. Negli ultimi decenni in alcune zone montane sono stati piantumate distese di pini, che in verità non appartengono alla vegetazione locale. Sono presenti inoltre piante coltivate come viti, gelsi, meli, pruni, fichi, albicocchi, peri, cachi, ecc. Vi sono numerose specie di piante erbacee e fiori (alcuni protetti). Si pratica la mwa-scaccia al capanno, quasi esclusivamente di uccelli, mwa-wturdidi in particolare.

Prati e coltivi

I principali prati o terreni coltivati ora edificati sono le località: Tera Russa, Lagüsc, Crann a bass, Doss, Camp da Miro, Valicc, Zìgur, Crusett, Vigna da la Tur, Piazöra, Maj, Zoch dal merlo, Vigna, Vignöra, Ruassee, Murunera, La Pista, Curnaa, Pian da Mirabela, Pignascia, Nuell, Pè da Nepi, Gerascia, La Pietra, Cà növa, Gerett, Parisùn, Sota la strada da Preserp, Tumb, Campasc, Budracch, Caravazz, Doss di Sant.

Inserire introduzione su diminuzione dei prati e coltivi. Elencare prati e coltivi presenti, e quelli adesso adibiti ad altri usi, evidenziando i casi di cui è possibile il recupero.

Fonti di Gajum e altre fonti

«Questa amena e solitaria altura fa dimenticare la fatica della sua ascesa, mercé i variati e pittorici prospetti che di tratto in tratto presenta, fra' quali uno e forse il migliore è la fontana di Gajumo, in un bacino quasi circolare posto ai piedi del suddetto romitaggio.»

(Pietro Ferrario, Tre giorni di peregrinazione nel Piano d'Erba e nei paesi circonvicini, 1840)

Le fonti da Gajum si trovano sul versante destro del Torrente Ravella, alla quota dimwa-i m 485 mwa-ms.l.m., al bivio delle strade che portano agli mwa-qmwa-ualp e al Santuario di mwa-ySan Miro.

Il nome delle "Fonti di Gajum" è italianizzato dal canzese mwa-wGaümm (dalla radice celtica mwa-0ga=recipiente, pancione), che significa mwa-4mallo, in quanto sopra la fontana era presente un grosso mwa-8noce e i malli cadevano nella vasca. La fama della bontà di quest'acqua è così diffusa che di fronte alle fontanelle vi è sempre una fila di persone, provenienti da tutta la Brianza e dal milanese con bottiglie vuote e taniche da riempire; una ordinanza comunale limita a sei il numero di bottiglie riempibili consecutivamente. Secondo l'antica tradizione contadina, Gajum è la terza fonte più pregiata di Canzo.

Le Fonti di Gajum sono un classico punto di sosta e di ristoro per gli escursionisti da più di un secolo, tipici sono i tavoli e i sedili in pietra, ancora esistenti nel luogo, e risalenti a quando queste fonti furono scoperte, dal punto di vista turistico durante l'mwbaeOttocento. Nel bosco, sopra le fonti, nei secoli scorsi venne eretta una Cappella dedicata alla mwbaiMadonna Addolorata (mwbamMadòna di Sètt Dulùr), ben conservata.

Negli anni sessanta fu creata, da alcuni canzesi una società per imbottigliare l'acqua della fonte; questa società venne poi assorbita dalla Bognanco, e ora l'impianto non è più attivo. Una piccola parte dell'acqua di Gajum è immessa nell'acquedotto comunale e un'altra parte è condotta fino a una fontana interna nel giardino di Villa Meda.

Nel territorio canzese sono presenti molte altre sorgenti: ogni mwbacmwbagalp fu costruita in corrispondenza di una o più fonti, necessarie per la vita dellmwbak'mwbaomwbasalp; altre sorgenti sono presenti nella valle di Pesora e presso l'eremo di mwbawSan Miro, oltre che in altri luoghi meno accessibili lungo i versanti della Val Ravella. Per l'abbondanza d'acqua, anche rispetto ai paesi circostanti, sono presenti in paese molte fontanelle pubbliche di acqua potabile, e ancor più ce n'erano in passato. Per quanto riguarda la sacralità delle fonti, vedere mwba0il paragrafo sui culti plurimillenari.

Lago del Segrino

Il lago, di origine glaciale, situato in una stretta valle tra i monti mwbbeCornizzolo e mwbbiScioscia, ha una tipica forma allungata (1mwbbm 800mwbbq m in senso nord-sud, per una larghezza massima di mwbbu200 m). Le sue acque, poco profonde, sono di color verde intenso e purissime, in quanto tutte le sorgenti sono sotterranee: è un'area verde protetta. Si ritiene che il suo nome derivi dal latino mwbbyFons Sacer, ossia Fonte Sacra, trasformatosi col tempo in mwbbcSacrinum e quindi mwbbgSegrìn (in mwbbkdialetto locale). È famoso per la qualità delle sue acque e per la sua felice e tranquilla posizione, che ispirò numerosi scrittori dell'Ottocento. Per l'origine della sacralità del luogo, vedere mwbboil paragrafo sui culti plurimillenari.

Gli Alp

Gli mwbcmalp sono frazioni montane, abitate un tempo tutto l'anno, che potevano ospitare fino a cento contadini ciascuno, con numerosi capi da allevamento. Vi si praticava un'agricoltura montana, che richiedeva prati, campi e boschi puliti, per evitare il rimboschimento e assicurare la necessaria esposizione al sole, atta a contrastare il clima rigido. Essi sono costituiti da un unico blocco abitativo, imperniato sulla mwbcqcurt, a cui si aggiungono talvolta altri piccoli edifici, quali i mwbcucasèj e le ghiacciaie, per la conservazione degli alimenti.

I più importanti mwbccalp si trovano lungo la strada acciottolata che dalle "Fonti di Gajum" sale verso la "Colma", lungo il versante destro della Val Ravella, e sono chiamati col numerale secondo la disposizione lungo l'itinerario:

• Primo Alpe (mwbcoPrimm Alp), detto anche Alpe Grasso (mwbcsAlp Grass) per la sua fertilità, a quota mwbcw720 m. Lmwbc0'mwbc4Alp venne abbandonato negli anni cinquanta dalle famiglie che storicamente vi abitavano, quando la sua area venne inglobata nella mwbc8Riserva dei Corni di Canzo e venne gestita dal Corpo forestale dello Stato, che organizzò parte del prato sottostante come mwbdavivaio di piante. A seguito del trasferimento di competenze al servizio forestale regionale, l'edificio principale venne ristrutturato preservandone i tipici lineamenti architettonici originari, ed è dato in gestione a una cooperativa di educazione ambientale, contiene un piccolo mwbdemuseo naturalistico:cite-ref-85[N 30] il "Museo didattico riserva Sasso Malascarpa", con esposti campioni della fauna, geologia, paleontologia e botanica della riserva naturale dell'area, funge da ostello per queste attività educative e per volontari ecologici. Un muro esterno è stato attrezzato come palestra artificiale di arrampicata. Vi è un giardino botanico; da qui parte un sentiero, arricchito da sculture di legno.
• Secondo Alpe (mwbdcSegùnt Alp), detto anche Alpe Betulli o Alpe del Sole (mwbdgAlp dal Suu), perché ben esposto al sole, a quota mwbdk790 m. Vi nacque mwbdosan Miro, ma fu abbattuto e abbandonato negli mwbdsanni cinquanta e vi sono stati condotti degli scavi che hanno permesso di individuare la planimetria degli antichi fabbricati. Quando i lavori saranno completati, verranno allestiti un punto di ritrovo culturale e alcuni campi coltivati a cura delle associazioni canzesi.
• Terz'Alpe (mwbd0Terz Alp), detto anche Alpe Piotti, a quota mwbd4793 m. Si trova alla base della salita per i mwbd8Corni di Canzo, e all'incrocio con i sentieri (percorribili anche in bicicletta) che collegano la Val Ravella con la Colma e il mwbeaCornizzolo. Fino a pochissimo tempo fa vi si proseguiva la tradizione degli mwbeealp, era abitato permanentemente tutto l'anno, con un piccolo pascolo di mucche; durante i fine settimana funge da trattoria e punto di ristoro per gli escursionisti.

Alpeggi minori sono lmwbem'mwbeqAlpètt e lmwbeu'mwbeyAlp a vòlt ubicati a mezzacosta del monte mwbecCornizzolo, lungo il versante che dà sulla Ravella, abbandonati da tempo e quindi con le parti in muratura in rovina.

I Corni di Canzo

I Corni di Canzo, in lingua locale mwbe8Còrni o mwbfaCurunghèj o mwbfeColonghej, sono tre cime rocciose, di cui due sono più visibili (mwbfiCurunghelùn e mwbfmCurunghelìn), aventi la forma di corna. Il corno più alto raggiunge i mwbfq1371 m mwbfus.l.m. Sono meta prediletta degli escursionisti e in alcuni tratti ci sono delle ferratecite-ref-86[56]; è presente il rifugio SEV. Alle pendici dei Corni sono collocati i tre mwbfomwbfsalp maggiori di Canzo. A valle scorre il torrente Ravella.

Il Cornizzolo

Questa montagna, in lingua locale mwbgmCurnisciöö, alta 1 241 metri mwbgqs.l.m., è sormontata da una croce, opera dei mastri fabbri di Canzo. A circa mwbgu1100 m vi sono il rifugio Marisa Consiglieri e la Cappella degli Alpini. La presenza millenaria di innumerevoli luoghi di culto la rendono montagna sacra. Sono presenti diversi mwbgymwbgcalp su tutti i versanti, mentre sul lato di mwbggCivate vi sono edifici rustici chiamati "casotte". Di notevole interesse storico-architettonico è l'mwbgkAbbazia di San Pietro al Monte e il sottostante Oratorio di San Benedetto, dell'mwbgoXI secolo in stile romanico. La montagna è molto conosciuta dai ciclisti e dagli appassionati di deltaplano e parapendio.

Sentieri e strade montane

Canzo è nota anche per i suoi sentieri di ogni grado di difficoltà, da quelli più semplici, apprezzati da famiglie e scolaresche, a quelli più complessi, adatti ad alpinisti esperti e attrezzati. Tra i principali sentieri, quelli che si dipartono dalle Fonti di Gajum sono numerati e segnalati tramite i cartelli del mwbg0CAI: il Sentiero 1 conduce a Pianezzo (1mwbg4 225mwbg8 m), con rifugio SEV, attraverso 1º, 2º e 3º Alpe, mentre il Sentiero 5 continua sino alla colletta dei Corni di Canzo; il Sentiero 2 conduce al 3º Alpe facendo tappa all'eremo di San Miro; il Sentiero 3 va preso al Lazzaretto, poco distante da Gajum, e conduce al Cornizzolo, con rifugio Consiglieri, passando per la Val di Pesora, mentre il Sentiero 4 fa proseguire fino a Pianezzo; il Sentiero 6 coincide in parte con il sentiero geologico e attraverso San Miro e Alpe Alto può condurre sia al Terz'Alpe sia alla cima del Cornizzolo; il Sentiero 7 è invece il sentiero diretto per il Cornizzolo. Si segnalano inoltre la Via Ferrata del Corno occidentale, il Sentiero dello Spaccasassi, il Sentiero del Repossino, il mwbhaSenterùn (conduce all'Alpe di Carella), il mwbheSentee di Budracch o mwbhiBudrachèra (collega Caravaggio al Lago del Segrino attraverso il belvedere e il mwbhmfuntanìn con i gradoni costruiti dagli Alpini), il Sentiero di Scioscia (conduce alla cascina Inarca).

Di interesse sono anche i sentieri che portano al mwbhuSasso Malascarpa (formatosi per mwbhyorogenesi alpina) e ai Campi Solcati (rocce calcaree "solcate" dall'azione della pioggia).mwbhccite-ref-062323-87-0[57]

A questi si è aggiunto, nel mwbh02008 e con successivi ampliamenti, il Sentiero "Spirito del bosco"cite-ref-88[58]. Si tratta di un percorso didattico e creativo semplice e adatto ai bambini, ideato per allenare la sensibilità all'ascolto e all'osservazionecite-ref-89[59]. Molto apprezzato dalle famiglie e dai bambinicite-ref-bambiniconlavaligia-com-90-0[60], permette di immaginare di essere in un mondo fatatocite-ref-bambiniconlavaligia-com-90-1[60], grazie alle sculture in legno di personaggi e labirinti, realizzate da un abile intagliatore con materiale del postocite-ref-91[61]. Il percorso, privo di dislivelli eccessivi o di passaggi difficili, inizia presso il Centro di educazione ambientale dell'mwbjiEnte foreste della Lombardia e termina nei pressi dell'agriturismo del mwbjmTerz'Alpecite-ref-92[62].

La via ferrata del Corno occidentale, detta "Venticinquennale", realizzata nel mwbjk1972 dal CAI di Canzo, aggiornata nel mwbjo2008 e regolarmente manutenutacite-ref-93[63], è una delle ferrate più attraenti e interessanti per escursionisti esperti e pratici di percorsi attrezzaticite-ref-comune-canzo-co-it-94-0[64]. L'attacco della ferrata, nei pressi della Colma di Pianezzo e segnalato da una targa commemorativa, è raggiungibile dal rifugio Terz'Alpe in direzione nord. La via, che vede la presenza di una catena moschettonabile, un cavo inguainato e, nei punti di maggior difficoltà, alcuni pioli, conduce, attraverso placchette, roccette, cenge, traversate e alcuni piccoli strapiombicite-ref-vieferrate-it-95-0[65], alla croce, dove è possibile ammirare un panorama notevole, comprendente il lago di Como, il monte Rosa, le Orobie e gli Appennini, che dà la sensazione di essere saliti su una montagna molto più altacite-ref-vieferrate-it-95-1[65]. In alcuni punti strategici sono presenti appoggi scavati e appoggi naturali resinati alla paretecite-ref-comune-canzo-co-it-94-1[64].

Tra le aree di arrampicata presenti a Canzo, si segnala nell'ambiente degli scalatori la cosiddetta mwblafalesia di Gajumcite-ref-96[66], sopra all'Eremo di San Miro, che raggiunge difficoltà 8c+cite-ref-97[67]. È caratterizzata in particolare da un altissimo numero di itinerari di massima difficoltà (≥8a) e da un'ampia presenza di strapiombi da scalata atletica, oltre che dalla qualità della chiodatura e da ottime condizioni climatiche.

Inserire introduzione su storia, manutenzione e segnaletica dei sentieri.

Parco Barni

Adiacente alla villa patrizia un tempo abitazione dei conti Barni, bene culturale di interesse nazionalecite-ref-98[N 31], si trova il relativo giardino storicocite-ref-99[68], acquistato dal Comune nel secondo dopoguerra e adibito a parco pubblico. In esso permangono le caratteristiche del giardino padronale: la presenza di una torretta con belvedere, le tracce di due fontane, gli alberi secolari ed esotici, la serra ottocentesca adibita a luogo per mostre. Secondo il censimento del Gruppo Naturalistico della Brianza, i più di 300 alberi del parco appartengono a 43 specie diverse, tra cui cinque ibridi di varie specie di mwbmgcedrocite-ref-100[69]. Il lago artificiale, usato dalla famiglia Barni per la pesca sportiva, è stato trasformato in un'arena di meditazione. Un piccolo viottolo seminascosto collega il parco con l'ingresso del mwbm0Teatro Sociale, mentre al centro del parco sono state aggiunte strutture moderne, ossia un palco coperto per eventi e un'area giochi. Uno degli ingressi del parco si trova di fronte alla prima delle due stazioni ferroviarie di Canzo, quella che serve il centro storico del paese.

possibilmente da espandere

Società

«Arriviamo infine a Canzo, una delle mète desiderate del viaggio. [...] Qui tutta la famiglia, e anche gli amici, partecipano con una cordialità, un affetto che mi richiamano sensibilmente i bei tempi della Grecia, in cui l’ospitalità era così in vigore e così in onore. Vi ho fatto notare che, allorché questa brava gente parte dall’estero per ritornare nella sua patria, tutti i compatrioti ne sono preavvisati; che le raccomandazioni, i complimenti, gli abbracci, le lettere giungono in quantità e con calore: quando essi arrivano, tutti quanti li fermano per sapere come stanno loro e tutti i parenti, gli amici, i compagni. Questa sollecitudine, questa accoglienza, questa specie di concorso e di chiasso formano uno spettacolo dei più accattivanti: le donne, specialmente, non hanno braccio abbastanza grande, né cuore abbastanza vasto per la capacità dei loro sentimenti.»

(Jean-Marie Roland, Lettres écrites de Suisse, d’Italie, de Sicile et de Malthe, 1780)

Evoluzione demografica

Abitanti censiticite-ref-101[70]

Altri rilevamenti demografici completano il quadro della popolazione sia prima sia dopo l'mwbncUnità d'Italia:

• mwbno1 050 abitanti nel mwbns1751cite-ref-0-30-1[17]
• mwboe1 387 abitanti nel mwboi1771cite-ref-102[71]
• mwbog1 566 abitanti nel mwbok1790cite-ref-103[72]
• mwbo81 465 abitanti nel mwbpa1805cite-ref-1-40-2[25]
• mwbpy2 676 abitanti nel mwbpc1809 dopo annessione di mwbpgCastelmarte, mwbpkProserpio, e temporaneamente mwbpoCaslino e mwbpsScarennacite-ref-1-40-3[25]
• mwbqe1 786 abitanti nel mwbqi1853cite-ref-104[73]
• mwbqg1 820 abitanti nel mwbqk1855cite-ref-cfr-p-337-a-amati-1868-105-0[74]
• mwbq82 108 abitanticite-ref-106[N 32] nel mwbrq1857cite-ref-cfr-p-337-a-amati-1868-105-1[74]
• mwbro2 083 abitanticite-ref-107[N 33] nel mwbr81862cite-ref-cfr-p-337-a-amati-1868-105-2[74]

Il decremento della popolazione a cavallo di fine secolo XIX e inizio secolo XX può essere attribuito a emigrazione, per esempio tabelle del periodocite-ref-108[75] riportano una emigrazione di 24 persone nel 1904 e 43 persone nel 1905. L'incremento demografico a partire dagli mwbskanni cinquanta, che ha sfiorato il raddoppio della popolazione in 50 anni, è riconducibile agli effetti di una mwbsonatalità sempre elevata, alla netta riduzione della mortalità infantile, all'aumento della speranza di vita e dall'altra parte da un costante fenomeno immigratorio verso Canzo.

Se negli anni cinquanta e mwbswsessanta il flusso migratorio fu indotto dal mwbs0boom economico con la conseguente richiesta di manodopera dal mwbs4Mezzogiorno, successivamente lo sviluppo urbanistico, generando un incremento nell'offerta abitativa, ha attirato molti nativi mwbs8brianzoli, mwbtameneghini e mwbtevalassinesi. A partire dall'ultimo decennio del secolo scorso, anche Canzo è stata interessata dal fenomeno dell'immigrazione da Paesi più poveri, in parte stimolata dalla richiesta, da parte delle piccole industrie locali, di manodopera a basso costo e non qualificata.

Lingue e dialetti

Il dialetto canzese è un dialetto mwbtqoccidentale della mwbtulingua lombarda, ed è per questo avvicinabile ad altri dialetti della mwbtyBrianza, al mwbtcMilanese e al mwbtgComasco.

Nel canzese, invece della nasalizzazione vocalica del mwbtomilanese, si presenta la mwbtsnasale velare (ad esempio [kăŋ] anziché [kã] per "cane"); sempre in confronto al milanese, i suoni consonantici tenuti sono vietati in parola, con l'eccezione della zeta sorda intervocalica; è assente il suono intermedio mwbtwz~mwbt0s (si conserva la mwbt4z originaria); le consonanti finali sono sempre inequivocabilmente sorde (ad esempio mwbt8giaalt anziché mwbuagiald); la mwbuev è sempre di suono molto debole; si presentano inoltre, rare volte, suoni intermedi mwbuia~mwbumè, mwbuqa~mwbuuo, mwbuyi~mwbucü, mwbugé~mwbuki, mwbuoó~mwbusu; molto spesso, le sillabe chiuse da elle e rette dalla vocale mwbuwa cambiano quest'ultima in mwbu0ò, che atonica si riduce a mwbu4u; sono notevoli i fenomeni di assimilazione o adattamento, dati dall'incontro di due parole. Rispetto agli altri dialetti mwbu8brianzoli, ha una più ampia varietà di registri, da quelli più legati alla vita contadina a quelli più sofisticati. Il lessico è in parte comune agli altri dialetti mwbvabrianzoli e in parte originale; rispetto al mwbvemilanese moderno, conserva maggiormente il lessico arcaico ed è meno contaminato dall'mwbviitaliano.

Nell'mwbvqAtlante linguistico ed etnografico dell'Italia e della Svizzera meridionale (AIS) delle mwbvuUniversità di Berna e mwbvyZurigo (1928-1940)cite-ref-109[76] e nel Vivaio acustico delle lingue e dei dialetti d'Italia (VivALDI) dell'mwbvsUniversità di Berlino (1998-2018)cite-ref-110[77] Canzo è stata scelta come unico punto di tracciamento linguistico di un'area molto vasta, comprendente non solo l'intera macro-Brianza, ma anche le intere mwbwaprovince di Como e mwbweMilano (se si eccettua l'isola linguistica mwbwibustocco-mwbwmlegnanese). Effettivamente Canzo presenta caratteristiche di conservatività e genuinità altrimenti assenti in quest'area geografica, storicamente molto innovante. Per questo si può dire che il dialetto canzese, pur preservando, in alcuni suoi registri, dei peculiari tratti locali, è la varietà di riferimento per uno studio degli elementi più arcaici della variante più prestigiosa della lingua lombarda.

Religione

L'identità del borgo e della comunità di Canzo è stata plasmata in modo determinante dalla tradizione mwbwyecclesiale cattolica mwbwcambrosiana. La popolazione celtica del luogo abbracciò convintamente il cristianesimo molto presto, al punto da poter esprimere un vescovo (mwbwgAmanzio) già nel mwbwkV secolo. La vita di mwbwosan Miro, eremita e pellegrino del mwbwsXIII secolo, ha lasciato una forte eredità spirituale, sia nei luoghi di silenzio a lui legati, meta di visite ristoratrici, sia con la sua sintesi ecologica, che tanto ha segnato la storia e la sensibilità del borgo. La sua figura riscuote grande interesse anche da parte di persone non cristiane o in ricerca di spiritualità.cite-ref-111[N 34]

La storia di Canzo è stata contrassegnata da una presenza molto abbondante di religiosi e consacrati. Oltre alle figure del parroco, del prevosto emerito, dei sacerdoti coadiutori, si sono succedute e sovrapposte a Canzo diverse forme di vita religiosa maschile e femminile: eremitismo presso l'mwbxyEremo di san Miro, mwbxcfrancescanesimo conventualecite-ref-112[N 35] e successivamente Monaci Ambrosiani presso la chiesa di mwbxwmwbx0San Mirèttcite-ref-113[78], mwbyisuore di Maria Bambina (all'origine della fondazione dell'asilo e dell'oratorio femminile) e suore mwbymServe di Gesù Cristocite-ref-114[79].

La parrocchia di Canzo ricevette il titolo mwbykprepositurale il 21 aprile 1899 da mwbyopapa Leone XIII, con il privilegio per il parroco di ricevere il titolo di mwbysmonsignore dopo cinque anni di permanenza; nel 1906 il card. mwbywAndrea Carlo Ferrari istituì poi il mwby0vicariato foraneo di Canzo (1906-1971), comprendente le parrocchie di Caslino d'Erba, Castelmarte, Corneno, Galliano, Longone e Proserpio, andando a confermare uno mwby4status di pieve mwby8de facto esistente sin dalla costituzione della mwbzaCorte di Casalecite-ref-115[80]. Attualmente Canzo è legata ad mwbzuAsso e alla mwbzysua valle in un unico decanato dell'mwbzcArcidiocesi di Milano (Zona Pastorale III – Lecco), di cui è la comunità di gran lunga più popolosa. Si segue il mwbzgrito ambrosiano.

Alcuni parroci hanno confortato eroicamente la popolazione in tempi difficili, come don Giacomo Minetti, ricordato anche da mwbzoIgnazio Cantù come «benefattore dell'umanità» in occasione dell'epidemia di mwbzscolera del mwbzw1836cite-ref-116[N 36], o come don Alessandro Pozzoli, menzionato sulla lapide dei combattenti della Resistenza fucilati poco prima della mwbaeLiberazionecite-ref-117[N 37].

Tradizioni e folclore

Inserire: cultura contadina (generi vegetali, animali, trasformati, organizzazione del lavoro, conoscenza del territorio); estrazione del ferro; produzione di carbone; industria della lana; industria della seta; fabbricazione delle forbici; lavori oggi. Alla tradizione di Canzo appartiene innanzitutto la cultura contadina, con colture caratteristiche ormai prevalentemente abbandonate: granoturco, viti, gelsi, castagni ecc. Inoltre furono fiorenti a Canzo le attività inerenti all'estrazione e alla lavorazione del ferro e la tessitura: in una prima fase, il ferro era estratto per la produzione di armi e la tessitura produceva stoffe di lana; in seguito, in epoche diverse, queste attività si trasformarono rispettivamente nella lavorazione delle forbici e nella filatura della seta. Notevole nel passato anche la produzione di carbone di legna.

(lombardo)

«Quij da Caanz hinn sémpar quèj: ja ciaman gòss e luur disan matèj»

(italiano)

«I canzesi sono sempre i soliti: li chiamano

gòss

e loro dicono

matèj

»

(proverbio)

Gli abitanti di Canzo sono soprannominati dalla tradizione popolare mwba0matèj, cioè “mattacchioni”, per la loro ilarità. Il loro carattere proverbialmente affettuoso e gioviale è attestato da varie fonti, come il ministro francese mwba4Jean-Marie Rolandcite-ref-119[N 39] o il seguente passaggio del giurista mwbbmStefano Arcellazzi:

La sapienza popolare del luogo è stata fatta oggetto di numerose indagini etnologiche, soprattutto per quanto riguarda i mestieri – alcuni dei quali caratteristici, come l'mwbbuarte norcina e la produzione di mwbbysalumi, l'mwbbcarte carbonaia, la lavorazione del ferrocite-ref-120[N 40] la produzione di forbicicite-ref-121[N 41], l'allevamento dei bachi da setacite-ref-122[81]cite-ref-123[82]. La cultura contadina si estende anche, a causa delle caratteristiche geografiche, a una lunga esperienza nella valutazione delle caratteristiche specifiche delle acque delle numerose sorgenti del paese, dei diversi terreni e delle condizioni stagionali e meteorologichecite-ref-124[N 42].

L'usanza canzese più appariscente è la celebrazione annuale della mwbc0mwbc4Giubiana, sentita dalla popolazione come un evento di rafforzamento della coesione identitaria e che vede la partecipazione di tutte le categorie anagrafiche, tingendo della sua atmosfera anche i giorni in attesa della festa. La modalità rituale della mwbc8Giubiana da Canz è piuttosto densa e complessa, dal momento che la tradizione orale del paese ha trasmesso – oltre al mwbdafalò, usuale anche in altre località – simbologie che legano i luoghi del paese a personaggi mitici – che si riversano in elementi di drammaturgia allegorica –, i quali a loro volta rappresentano valori morali o elementi del reale, come la dimensione contemplativa della vita (mwbdeAnguana) e il rapporto razionalità-irrazionalità (mwbdimwbdmÒmm Selvadech, mwbdqmwbduUrzu, mwbdymwbdcCasciadùr...). Fino agli mwbdganni settanta era in vigore anche un altro momento collettivo, che avveniva nel mese di marzo: la mwbdknarcisada, ossia la raccolta dei narcisi, particolarmente abbondanti nella mwbdovall da Pésura, per opera soprattutto dei bambini, che allietavano così anche l'arrivo dei primi villeggianti della stagione primaverilecite-ref-125[N 43].

La cultura musicale e di danza è stata interpretata dal gruppo folcloristico mwbegFitt-fucc, fondato nel 1930, inizialmente composto da soli uomini suonatori di mwbekfirlinfeu (variante brianzola del mwbeoflauto di Pan) e dagli anni sessanta caratterizzato anche dalla presenza di ragazze come voci e come interpreti di danze popolari dell'area, tra cui il caratteristico mwbessaltarèllcite-ref-126[N 44]. Elemento più caratteristico del costume tipico è la mwbfaraggiera con l'aggiunta di mwbfespadinn (spadine traforate) per le donne sposate, di soli mwbficügiaritt (spilloni a paletta) per le ragazze fidanzate e solo due pomi ovali per quelle non ancora impegnate. I colori dell'abito tradizionale sono, sia per gli uomini sia per le donne, bianco, marrone e rossocite-ref-127[N 45]. Diverso è il costume tipico dellmwbfc'mwbfgalpée, l'abitatore degli mwbfkmwbfoAlp di Canzo, appartenente nella maggioranza dei casi a un unico mwbfsclan, la cui origine sembra debba essere fatta risalire a un insediamento tattico di popolazioni mwbfwalemanne. Esso, oltre a una variante dialettale propria, aveva infatti anche un proprio abbigliamento, caratterizzato da un mwbf0gilet rigorosamente nero, che indossava soprattutto quando scendeva le domeniche in paese per vendere il burrocite-ref-128[N 46]cite-ref-129[83].

Giubiana da Canz

«E sicome la stabiliss la leg 40 dal '868

che dopo 'l process gh'è la luganega e 'l risott,

la sentenza a la fin la pò vess pronunziada:

la Giubiana, stasira, ca la sia brusada!»

(dalla Sentenza del Processo alla Giubiana, trascritta in grafia milanese classica)

La mwbgomwbgsGiubiana da Canz è una festa tradizionale, celebrata l'ultimo giovedì di gennaio, in cui si stratificano elementi celtici pre-cristiani e cristiani medioevalicite-ref-130[N 47]. Essa si scandisce in tre momenti, che si articolano processionalmente nel centro storico durante la serata, ossia 1. il dramma allegorico, 2. il processo in lingua locale e 3. il falò, mentre altrove in Brianza è in vigore soltanto quest'ultimo. Si tratta di una serata carica di suggestioni, con addobbi, musiche e abiti tradizionali. Molti personaggi simbolici si susseguono: la fata acquatica mwbhamwbheAnguanacite-ref-131[N 48], lmwbhy'mwbhcmwbhgÒmm Selvadech (uomo selvatico)cite-ref-132[N 49], lmwbh0'mwbh4Urzu (orso)cite-ref-133[N 50], simbolo della forza istintiva che deve essere domata, e il mwbimCasciadùr (cacciatore), che lo doma e lo fa ballare, i mwbiqbun e i mwbiugramm (bambini vestiti e tinti in volto rispettivamente di bianco e di nero, che suonano campanelli e percuotono pentolame), e molti altricite-ref-134[N 51].

Il processo in mwbiscanzese con la sentenza dei mwbiwRegiuu, ovvero gli anziani autorevoli del paese, che – dopo aver ascoltato testimoni a favore e contro – sentenzia la condanna dei mali dell'inverno e dell'anno trascorso impersonificati dalla vecchia mwbi0Giubiana, è seguito dal falò, dopo il quale la tradizione vuole che si consumino comunitariamente risotto con la mwbi4mwbi8lugànega (salsiccia) e mwbjamwbjevin brulé. Il significato della manifestazione è quello di un rito collettivo che consiste principalmente nella coesione conviviale della comunità attorno a un simbolo benaugurante, il fuoco, nella pubblica denuncia dei mali passati e nella meditazione morale.

Altro

Nel periodo natalizio, i suonatori girovaghi di pive, mwbjumwbjybaghèt e pifferi sono accompagnati dal mwbjccafè dal pügnatìn (un tipico caffè speziato) e dalla distribuzione dei mwbjgceppi di Natale, mentre alcune associazioni (Alpini, Cumpagnia di Nost, Cacciatori) organizzano convivi a base di trippa in minestrone (mwbjkbüsechìn da la vigilia). Particolare la messa natalizia mwbjoin aurora (mwbjsMèssa Prima), con la lettura del Vangelo in mwbjwcanzese. Il giorno successivo (mwbj0santo Stefano) è la festa patronale: all'inizio della celebrazione viene dato fuoco, secondo una tradizione risalente almeno all'mwbj4XI secolocite-ref-135[84], a un pallone di bambagia appeso al soffitto della chiesa. Lo stesso periodo dell'anno vede la presenza di fiera, giostre e circo.

In vari periodi dell'anno si presentano alcuni festeggiamenti tradizionali quali il mwbkqCargà i alp (attorno al 1º maggio) o la mwbkuFesta di Òman (attorno al 1º agosto), mentre in autunno si svolgono diverse castagnate, tra cui quella “degli Alpini” riscuote il maggior afflusso di frequentatori. Il turismo a Canzo è ben sviluppato, sia nella modalità della presenza stagionale nelle seconde case, sia nelle escursioni giornaliere (grazie soprattutto alla facilità di trasporto ferroviario da e per mwbkyMilano)cite-ref-136[N 52], sia tramite strutture ricettive quali alberghi e mwbksB&B. Presso il Teatro Sociale è attiva una regolare stagione teatrale, mentre l'estate vede il moltiplicarsi di festival culturalicite-ref-137[N 53], fiere, concerti, mwblacabaret ed eventi turistici all'apertocite-ref-138[85]. Ogni anno viene consegnato il “Premio san Miro” a un cittadino meritevolecite-ref-139[N 54].

Qualità della vita

Nel mwbls2014 Canzo è risultata al 7º posto fra i comuni italiani come qualità di vita sotto il profilo delle attività personali, al 12º posto sotto il profilo della partecipazione alla vita politica e al 13º secondo l'indice di sicurezza. Nello stesso contesto risultò l'unico comune della provincia di Como - insieme con mwblwAppiano Gentile - ad apparire nella lista dei 100 borghi più felici d'Italia (classifica generale)cite-ref-140[86]. Incrociando i dati, emerge inoltre che Canzo è il miglior borgo montano d'Italia quanto a coinvolgimento nella vita civile e amministrativa, e al tempo stesso il più adatto per gli hobby legati alla montagna.

Canzo fa parte della triade dei borghi della montagna lombarda dove la qualità della vita è più alta. Gli altri due componenti della triade sono mwbmiIseo (sull'mwbmmomonimo lago) e mwbmqColico (collocato allo sbocco dell'mwbmuAdda superiore nel mwbmylago di Como). Nel calcolo (Sole24Ore 2014cite-ref-141[87]) si è tenuto conto di diversi parametri: condizioni di vita materiali, istruzione e cultura, partecipazione alla vita politica, rapporti socialicite-ref-142[N 55], dell'indice di sicurezza, della cura dell'ambiente, del livello di attività personali e del parametro salute.

Cultura

Istruzione

Nel paese sono presenti tre scuole: la Scuola dell'Infanzia "mwbniArcellazzi", la Scuola Primaria "mwbnmGuglielmo Marconi" e la Scuola Secondaria di Primo Grado "mwbnqFilippo Turati". In un'ala di mwbnuVilla Meda ha sede la biblioteca comunale, in funzione dalla fine dell'Ottocento.

Musei

L'intero territorio di Canzo fa parte del museo diffuso mwbngEcomuseo del distretto dei monti e dei laghi briantei, avviato nel 2002cite-ref-143[88] e riconosciuto dalla Regione Lombardia con D.G.R. n. 354 del 4 luglio 2013cite-ref-144[89]. In particolare, sono siti museali a cielo aperto la Val Ravella con il mwboesentiero geologico Giorgio Achermann,mwboicite-ref-062323-87-1[57] la mwbocriserva della Mascherpa e il monte Cornizzolo, la cui pregiata croce in ferro battuto, visibile anche da lontano, è opera dei maestri ferraioli di Canzo, mentre nel patrimonio immateriale dell'ecomuseo sono annoverati mwbogNocciolini e Vespetrò e l'evento annuale della mwbokGiubiana.

Periodicamente Canzo ospita numerose mostre di fotografia, arti figurative e mestieri, organizzate dall'Assessorato alla Cultura e da varie associazioni culturali presso numerose sedi storiche. Inoltre, nella comunale Villa Meda sono presenti una mwbosMostra permanente di pittura, grafica e scultura e una mwbowEsposizione di reperti etnografici extraeuropeicite-ref-145[90], mentre presso il mwbpemwbpiPrimm Alp ha sede il museo naturalistico mwbpmMuseo didattico riserva Sasso Malascarpa, con campioni di flora e fauna e un giardino botanico.

L'Archivio Fotografico Canzo, nato nel 2011, ha lo scopo di raccogliere e conservare la memoria storico-fotografica del paese e di servire da supporto per associazioni e iniziative culturali del borgocite-ref-146[91].

Musica

Hanno sede a Canzo il mwbpsCoro Alpini di Canzo, di alto livello artisticocite-ref-147[92], e i mwbqaSegrino Singerscite-ref-148[N 56]. Dal Centro Musicale Canzo, mwbquonlus presso la quale si tengono corsi di vari strumenticite-ref-149[N 57], è nata la mwbqoJ&B Wind Band, un gruppo bandistico giovanile specializzato in mwbqsjazz, in collaborazione con mwbqwPaolo Tomelleri. Altre associazioni musicali sono il coro-orchestra mwbq0Mº Carlo & Maria Colombo, la Corale parrocchiale e il coretto mwbq4Santo Stefano.

Molto sentito è il canto popolare, che si esprime nelle tradizionali forme lombarde; è tendenzialmente polifonico, con testi in mwbralombardo, mwbreitaliano o in altre lingue; la voce può essere accompagnata da strumenti quali la fisarmonica. Un'altra forma musicale tipica di queste zone è il mwbricanto ambrosiano, utilizzato in alcune solennità, monodico (cfr. mwbrmCantus Firmus) e basato su diatonia e antifonia. Nel canto alpino e in altri canti tipici, vi è la prevalenza assoluta dellmwbrq'mwbrumwbrya cappella.

Cucina

• mwbr4Nocciolini di Canzo: piccoli dolci simili all'mwbr8amaretto secco, a base di farina di nocciole, con l'aggiunta di albumi montati, zucchero e aromi particolari, in vendita in alcune pasticcerie del paese. La produzione più celebre è quella Citteriocite-ref-150[N 58], della cosiddetta "Fabbrica dei Nocciolini". Sono riconosciuti come mwbsqprodotto agroalimentare tradizionale dalla Regione Lombardia.
• mwbsymwbscVespetrò: liquore a ricetta segreta, di origine mwbsgsavoiarda, brevettato dal canzese Scannagatta. È stato prodotto fino agli anni sessanta-settanta, venduto in tipiche bottiglie strette e allungate. La produzione di questo liquore (con mwbskcoriandolo e altre erbe), diffuso e rinomato in passato, trova testimonianza nelle guide Baedeker di inizio Ottocento, che lo indicano come soggetto di rilevanza per il paese; è ricominciata la sua produzione.
• mwbssPulénta e lacc: polenta bollente in latte freddo, preparata specialmente presso gli mwbswmwbs0alp e i rifugi. La polenta tipica della zona è gialla e solida.
• mwbs8Témpia cui sciger: tempia di maiale con i ceci, cucinata un tempo in tutte le botteghe del paese in occasione del mwbtaDì di Mòrt (mwbteCommemorazione dei Defunti).
• mwbtmFunghi trifolati: tipica di Canzo secondo il manuale mwbtqVecchia Brianza in cucinacite-ref-151[93].
• mwbtoTordi arrosto, mwbtsUccellini con la polenta e mwbtwPoccen de salsa e fonsg secch (intingolo di salsa di pomodoro e funghi secchi): sempre secondo il manuale citato.
• mwbt4mwbt8Coq-au-vin e mwbuaBoeuf-à-la-mode (stracotto di manzo): ricette portate a Canzo da mwbueStendhal.

Geografia antropica

Urbanistica

«Canzo ha belle vie e pulite, ricchezza d'acque e fontane, caffè, teatro, musica.»

(Cesare Cantù, Storia di Como, 1859)

Le montagne fanno da corona al paese; i quattro punti cardinali corrispondono a quattro acque e a quattro venti: la sorgente del torrente Ravella e lmwbuy'mwbucAriasc di Alp a est, il lago del Segrino e la mwbugBréva dal Segrin a sud, il fiume Lambro e la mwbukBréva da Caslin a ovest, la cascata della Vallategna e il mwbuoVéent dal San Prim a nord.

Inizialmente il paese si sviluppò lungo il versante destro del torrente Ravella, più elevato rispetto al versante sinistro, e quindi meno a rischio di essere alluvionato dalle piene del torrente; al contempo i terreni pianeggianti, più favorevoli a un utilizzo agricolo venivano preservati come tali. In seguito l'incremento della popolazione portò a estendere le zone abitative riducendo via via la superficie dei terreni agricoli. A partire dal mwbuwXIX secolo vennero inoltre costruite ville eleganti per la villeggiatura, spesso con vasti giardini e parchi annessi. A partire dalla metà del mwbu0XX secolo sono sorti nuovi quartieri residenziali, modificando totalmente l'urbanistica del paese, con un forte sviluppo edilizio verso la piana alluvionale del torrente Ravella e la sua confluenza con il fiume Lambro. Il centro storico è composto da ampi mwbu4cortili, detti mwbu8cuurt,cite-ref-152[N 59] e da "contrade", vie e vicoli, in passato pavimentate con acciottolato, spesso sostituito dal porfido. Nelle facciate degli edifici del centro, sono frequenti delle strisce decorative nella parte alta (come pure in molte ville) e tinteggiature di ocra gialla.

Suddivisioni storiche

Il centro storico è divisibile in cinque aree.

• L'area centrale è – salva la prima collocazione, preistorica, del paese, vicino al Lago del Segrino – il centro più antico del borgo, che dall'attuale via Meda (mwbvgMèzz Cânz) si dirama in quattro direzioni fondamentali: l'area dei vicoli di quello che dovette essere il vecchio castello (mwbvkTurèta e mwbvoPretòri); la mwbvsCuntrada dal Murnerìn, che ricorda questa figura storico-leggendaria, ispiratrice del manzoniano Renzo; il budello strettissimo di collegamento con la piazza di santo Stefano (mwbvwLa stréncia); e la via tortuosa che si dirige verso il ponte della Ravella (la mwbv0Cuntrada da San Mirètt).
• Quella settentrionale comprende tre antiche contrade (mwbv8Cuntrada da Casàrch, mwbwaCuntrada da Sumbìch, mwbweCuntrada da Lünaa, etimologicamente comparabili con altri centri lombardicite-ref-153[N 60]) unite da un quadrivio, un tempo molto vivace, che porta il nome di mwbwyPortacinés, forse a ricordo della milanese Porta Ticinese; punto di riferimento religioso di tutta l'area è l'antica cappella della Madonna del Ceppo, in mwbwcCasàrch, all'ombra dell'antica Torre.
• L'area occidentale del centro storico, che comprende i toponimi mwbwkPiaza, mwbwoVia Granda, mwbwsVia di Giüdée, mwbww Cuntrada dal Cuèrc, – ad eccezione di quest'ultimo (mwbw0Cuèrc), un tempo porticato delle adunanze comunali dei capifuococite-ref-154[94] – era considerata fino al medioevo un'area periferica, in cui aveva luogo anche un'antica chiesa di rito cartaginese; oggi l'area è sede del municipio e di iconici locali recettivi.
• L'area orientale del centro storico, chiamata collettivamente mwbxmBergamasca in quanto al di là del torrente Ravella, che comprende anche il toponimo mwbxqPiazeta (davanti alla seconda chiesa del paese) giunge, in quanto a case antiche, fino alla mwbxuCurt di Sant, mentre l'ultima propaggine di vita e di fede era data dalla presenza – tuttora presente in forme nuove – di una cappella dedicata fin da tempi remoti alla Madonna apparsa a Caravaggio, che dà il nome a tutta la mwbxycuntrada (mwbxcCaravazz).

Vi sono poi località oggi popolate ma un tempo non o scarsamente abitate benché già dotate di toponimo, quelli che un tempo, insieme alle aree del centro storico, venivano definiti mwbxkcantùn, ossia punti di riferimento antropico-simbolici nella suddivisione del territorio afferente al paese.

• mwbxwLàmbar è la zona più ad ovest del paese, un tempo importante per i coltivi pianeggianti oltre il Lambro, oggi è abitata, in alternanza con officine, soprattutto nella sua zona meridionale, allo zigzagante confine con il territorio comunale di Castelmarte; vi è compresa l'area all'ombra del promontorio mwbx0Cèpp da Nèpi.
• mwbx8Nuèll era un esteso campo nei pressi dell'attuale Scuola secondaria di secondo grado F. Turati, confinante con la zona di mwbyaMirabèll; comprende gran parte dell'attuale via Vittorio Veneto, zona popolatasi di villette soprattutto neoclassiche, e luogo in cui ha sede la Comunità montana del Triangolo lariano; nella sua propaggine meridionale si trova lo Stadio.
• mwbyiI Quarantitt era l'espressione con cui si indicava, in ragione dei suoi proprietari storici, un ampio terreno coltivato e abitato nei pressi dell'attuale Stazione di Canzo; le prime vie ad essere dedicate oltre il passaggio a livello furono intitolate a recenti illustratori del paese: mwbymGiacomo Minetti, il poeta Vicini, il pittore mwbyqCarlo Gerosa, i benefattori Carcano e mwbyuArcellazzi.
• mwbycRuasée è il toponimo indicante quello che era un coltivo misto, circondato dai boschi del mwbygGrimèll (poi Villa Magni-Rizzoli) a nord e dai gelsi della mwbykMurunèra a sud; posto poco al di sotto della discesa dal centro paese, è oggi sede di condomini provenienti dalla parte settentrionale del lotto mwbyoFàbrica e circondato da servizi quali l'ufficio postale e negozi di vario genere.
• mwbywCà russa è il toponimo più antico dell'area su cui all'incirca sarebbe sorta la grande Filanda Verza, inquadrata, insieme all'attuale Stazione Canzo-Asso e alle vie oltre la ferrovia, nella più ampia zona mwby0Tèra russa. Oggi attorno alla piazza e al centro commerciale gravita un'area che si estende su parte di via Verza e di via Laguccio. Nei pressi, la Cascata della Vallategna.
• mwby8Veronica era un'area conosciuta per la produzione di buon vinocite-ref-155[95]; la parte alta è ancora oggi composta da gradoni a secco dove si stendevano i vitigni e da cui si dipartono importanti sentieri (per mwbzqCrann e mwbzuRepussìn); molto popoloso è l'attiguo complesso abitato “Gardenia”; a valle si trovano il Cimitero e l'area detta del mwbzyLagüsc.
• La mwbzgScalinada da sant'Ana ha alla base un'edicola alla Madonna Assunta e giunge nei pressi della Torre di Canzo, per poi proseguire in piano fino alla località mwbzkValicc (sovrastata da mwbzoCastèll) dove si trova un'antica cappella che dà il nome alla scalinata, percorsa un tempo dalle donne incinte per affrettare il parto. Punto di vista privilegiato della mwbzsskyline canzese, l'area comprende prati e campi sportivi.
• mwbz0Maj, comprendente soprattutto l'area delle attuali via Adda e Monte Rai, era un tempo sede del maglio ad acqua utilizzato per la battitura del ferro; oggi quartiere residenziale in posizione elevata, dominante sulle antiche contrade, prelude all'area turistica di Gajum, da cui si dipartono i sentieri per gli Alp, per San Miro al Monte, e a quella del Lazzaretto, con sovrastante cappella di san Michele.
• mwbz8Campasc fu il baricentro della necropoli preistorica di Canzo, che si estendeva dalle rive del Segrino (tre tombe eneolitiche) fin quasi a quelle del torrente Ravella (mwb0aTump). Oggi è il centro del lungo rettilineo della provinciale via Volta, una delle due arterie di ingresso al paese, a vocazione prevalentemente residenziale, è anche sede di due storiche industrie ormai dismesse, rappresentative delle antiche attività lavorative del paese: la norcineria e la metallurgia.
• mwb0iPunt da Gerètt è l'antico ponte d'ingresso al paesecite-ref-156[96], da cui oggi si dipartono tre importanti arterie del paese: via Brusa, via Parini e parte di via Volta. Vi si trovano l'ingresso storico del Parco di Villa Barni, la facciata del Teatro Sociale, il parco di Villa Conti‑Ponti con l'edicola del Crocifisso, la Scuola dell'infanzia e la Scuola primaria.
• mwb0gZòcch dal Beta è l'antico nome dell'attuale confluenza delle vie Brusa, Porroni e mwb0kGrandi e vie limitrofe; un tempo nei paraggi si trovavano la mwb0oCà dal pess e la mwb0sCà dal livèll, oggi si trovano condomini e villette di varie tipologie e l'avvio a due sentieri per Proserpio; i dedicatari delle vie sono due imprenditori e benefattori e un politico e sindacalista cattolico.
• mwb00Parisùn a vòlt, oggi quasi un'isola tra le vie Grossi, Matteotti e Don Minzoni, delimitata dal torrente a ovest – su cui passa una passerella pedonale – e dalla ferrovia ad est, era nel passato l'estremo settentrionale del più grande appezzamento agricolo di Canzo; oggi densamente popolato, ospita i palazzi più alti del paese, tra cui la cosiddetta mwb04Casa delle maestrecite-ref-157[97].
• mwb1qParisùn a bass, con vie principali le vie Plinio, Bosisio e Puecher, è la parte più meridionale e più estesa del detto appezzamento, ha come punti di ritrovo l'area verde del Condominio Parisone e la Cappelletta del mwb1uSinite parvulos; zona da cui si può apprezzare un'eccellente visuale dei Corni, è costellata di grandi campi sportivi, tra cui quello, più periferico, di atletica.

Infrastrutture e trasporti

Strade

Le strade principali sono la mwb10strada provinciale 41 verso la mwb14Valassina (Strada di mwb18Niguarda) e la provinciale 40 (Arosio - Canzo) verso la mwb2aBrianza meridionale attraverso mwb2eErba.

Ferrovie

Il paese è punto terminale della linea mwb2uferroviaria di mwb2yproprietà regionale mwb2cMilano-Asso, gestita dal mwb2gGruppo FNM.

Nel territorio comunale sorgono due stazioni della mwb2oferrovia Milano-Asso: quella di mwb2sCanzo e quella di mwb2wCanzo-Asso, che serve anche il comune di mwb20Asso.

Entrambe entrarono in funzione all'inaugurazione della linea il 15 giugno mwb281922cite-ref-158[98].

Mobilità urbana

I servizi di trasporto pubblico sono completati da linee dirette di autobus per mwb3yComo, mwb3cErba, mwb3gBellagio, oltre a numerose linee indirette.

Amministrazione

| Periodo | Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 aprile 1995 | 13 giugno 1999 | Alessandro Pontiggia | lista civica di centro-sinistra | Sindaco | [ 99 ] |
| 13 giugno 1999 | 13 giugno 2004 | Alessandro Pontiggia | lista civica di centro-sinistra | Sindaco | [ 99 ] |
| 13 giugno 2004 | 7 giugno 2009 | Silvia Tresoldi | lista civica di centro-sinistra | Sindaco | [ 99 ] |
| 7 giugno 2009 | 25 maggio 2014 | Fabrizio Turba | Il Popolo della Libertà e Lega Nord | Sindaco | [ 99 ] |
| 25 maggio 2014 | 21 giugno 2018 | Fabrizio Turba | Lega Nord e civiche | Sindaco | [ 99 ] |
| 21 giugno 2018 | 26 maggio 2019 | Giulio Nava | Lega Nord e civiche | vicesindaco reggente | [ 99 ] |
| 26 maggio 2019 | 9 giugno 2024 | Giulio Nava | lista civica Giulio Nava sindaco | Sindaco | [ 99 ] |
| 9 giugno 2024 | in carica | Giulio Nava | lista civica Giulio Nava sindaco | Sindaco | [ 99 ] |

Dal 4 gennaio 2020 è gemellata con Scilla.

Sport

Tra le numerose associazioni sportive, merita una particolare menzione il Moto Club Canzo, esistente dagli anni '50 e rifondato nel 1975, la più prestigiosa istituzione di mwb6etrial in Italia e unica ad aver conseguito il titolo mondiale, nel mwb6i1992. Squadra pionieristica della disciplina, nel mwb6m1981 contava già ben 22 piloti professionisti. Questo club nel mwb6q1984 propose nelle sedi nazionali e internazionali la formula del mwb6uTrial delle Nazioni, tuttora evento più significativo a livello mondiale del mwb6ytrial a squadre, che venne quindi convocato per la prima volta nel mwb6c1985 e si tenne sui monti del Triangolo lariano, sotto l'organizzazione del Club canzese. Nel mwb6g1988 si tenne a Canzo anche il mwb6kCampionato mondiale. Dal mwb6o1995 il Moto Club Canzo organizza l'Old Trial Cup, che richiama piloti da tutta Europa. Tra i piloti storici del Moto Club Canzo si annoverano grandi nomi come mwb6sTommi Ahvala, Xavier Miquel, Donato Miglio, Sergio Canobbio e Fulvio Adamoli.cite-ref-160[100]

Dal 1962 al 1972 Canzo fu la sede del centro nazionale di sci nautico (mwb7eFISN) e vi si tennero i campionati europei dal 1969 al 1971, finché una petizione promossa dalle istituzioni e associazioni canzesi ottenne, con sacrificio economico ma con guadagno ambientale, lo spostamento in altra sede delle attività sportive, che minacciavano il delicato habitat ittico del lago del Segrinocite-ref-161[101].

Impianti sportivi

In località mwb7gNuèll è presente lo storico “Sporting”, con campi da tennis, bocce, palestra, bar, cui è annesso lo “Stadio di San Miro”, diviso in due lotti, l'uno con campo da calcio in erba e tribune, l'altromwb7k – collegato tramite passaggio sopraelevatomwb7o – con campo da calcio sintetico, tribune e piste di atletica. Vi gioca la squadra di calcio U.S. Canzese, che nel mwb7s2005 ebbe il merito di essere promossa in mwb7wSerie C, anche se non poté iscriversi alla seconda divisione a causa delle dimensioni all'epoca troppo ridotte degli spalticite-ref-162[N 61].

In località mwb8iCamp da Miro, dietro il parco alberato, vi è un'ampia area sportiva per tennis, calcetto, pallavolo e pallacanestro, con una struttura ad archi lamellari e fondo sintetico in sport turf per il tennis, un palazzetto chiuso per gli altri sport, e un campo polivalente con fondo in erba sintetica e copertura pressostatica invernale.

In località mwb8qParisùn (Parisone) si trova invece un'ampia pista di atletica attrezzata, mentre altre aree sportive in funzione sono la palestra di via Martiri della libertà, dove si esercita la locale società di karate, e i quattro campi da gioco del vecchio oratorio maschile in località mwb8uFilatòj, mentre non esiste più lo storico tennis club ubicato tra le località mwb8yCastèll e mwb8cParadîs.

Nel territorio comunale sono presenti molti apprezzati percorsi ciclistici sia su strada sia per mwb8kmountain bikecite-ref-163[N 62].

Note

Esplicative

cite-note-6N 1. mwb9uCanz con l'mwb9yortografia milanese classica & al. Con l'ortografia lecchese mwb9cCânz e con l'ortografia ticinese & al. mwb9gCaanz. In ogni caso la pronuncia in dialetto canzese è [ˈkaːnts], mentre in mwb9kdialetto milanese & al. è [ˈkãːs].
cite-note-8N 2. Scoperta a Canzo da mwb90Domenico Agostino Vandelli, nel 1763. Cfr. mwb94Peruzzi & al., mwb98An inventory of the names of vascular plants endemic to Italy…, Magnolia Press, Auckland 2015; mwb-aE. Bona e G. Federici, mwb-eSpigolature su Domenico Agostino Vandelli…, Museo Lovere; mwb-imwb-mmwb-qScheda Parco Grigna (mwb-umwb-yPDF) mwb-c(archiviato dall'mwb-gurl originale il 2 dicembre 2020). Alcune immagini di ritrovamenti canzesi di questa specie sono reperibili su mwb-kActa plantarum: mwb-o1, mwb-s2 mwb-wArchiviatomwb-0 il 26 gennaio 2020 in mwb-4Internet Archivemwb-8., mwb-e3 mwb-iArchiviatomwb-m il 12 aprile 2015 in mwb-qInternet Archivemwb-u., mwb-c4 mwb-gArchiviatomwb-k il 27 ottobre 2017 in mwb-oInternet Archivemwb-s..
cite-note-9N 3. Scoperta a Canzo da mwcaaCandida Lena Perpenti, nel 1817. Cfr. mwcaePeruzzi & al., mwcaiAn inventory of the names of vascular plants endemic to Italy…, Magnolia Press, Auckland 2015, mwcammwcaqEnumeratio stirpium…, Zurigo 1837. Alcune immagini di ritrovamenti canzesi di questa specie sono reperibili qui: mwcau1 mwcayArchiviatomwcac il 27 ottobre 2017 in mwcagInternet Archivemwcak., mwcas2 mwcawArchiviatomwca0 il 27 ottobre 2017 in mwca4Internet Archivemwca8. (mwcbeActa plantarum); mwcbi3 (mwcbmMuseum national d'histoire naturelle).
cite-note-10N 4. Scoperta a Canzo da Scannagatta e mwcbcMoretti, nel 1822. Cfr. mwcbgPeruzzi & al., mwcbkAn inventory of the names of vascular plants endemic to Italy…, Magnolia Press, Auckland 2015.
cite-note-11N 5. Scoperta a Canzo da Charles-Théophile Gaudin, nel 1828. Cfr. mwcb0Peruzzi & al., mwcb4An inventory of the names of vascular plants endemic to Italy…, Magnolia Press, Auckland 2015, mwcb8IPNI.
cite-note-12N 6. Scoperto a Canzo da mwccmPierre Edmond Boissier, nel 1856. Cfr. mwccqPeruzzi & al., mwccuAn inventory of the names of vascular plants endemic to Italy…, Magnolia Press, Auckland 2015. Alcune foto dellmwccy'mwcccAllium insubricum nel suo mwccglocus classicus (Canzo): mwcck1 mwccoArchiviatomwccs il 30 giugno 2016 in mwccwInternet Archivemwcc0., mwcc82 mwcdaArchiviatomwcde il 30 giugno 2016 in mwcdiInternet Archivemwcdm., mwcdu3 mwcdyArchiviatomwcdc il 30 giugno 2016 in mwcdgInternet Archivemwcdk. (mwcdsActa plantarum, foto di Sergio Servodio); mwcdw4, mwcd05, mwcd46 (mwcd8mwceaKeyToNature mwceeArchiviatomwcei il 26 gennaio 2020 in mwcemInternet Archivemwceq.).
cite-note-13N 7. Scoperto a Canzo da mwcekSandro Pignatti, nel 1976. Cfr. mwceoPeruzzi & al., mwcesAn inventory of the names of vascular plants endemic to Italy…, Magnolia Press, Auckland 2015. Rarissimo, per ora attestato solo a Canzo.
cite-note-16N 8. Accanto a queste, alcune specie meno rare come la mwce8mwcfaTelekia speciosissima (mwcfeSergio Poli, ERSAF), lmwcfi'mwcfmEuphorbia variabilis (mwcfqFoto dell’Euforbia variabile a Canzo mwcfuArchiviatomwcfy il 12 aprile 2015 in mwcfcInternet Archivemwcfg. da mwcfoActa plantarum), la mwcfsCentaurea rhaetica (cfr. mwcfwFlorula della Val Ravella, Canzo), la mwcf0mwcf4Physoplexis comosa, lmwcf8'mwcgamwcgeAquilegia einseleana e la mwcgiKnautia transalpina (alcune immagini di questo fiore a Canzo: mwcgm1 mwcgqArchiviatomwcgu il 26 ottobre 2017 in mwcgyInternet Archivemwcgc., mwcgk2 mwcgoArchiviatomwcgs il 26 ottobre 2017 in mwcgwInternet Archivemwcg0., mwcg83 mwchaArchiviatomwche il 26 ottobre 2017 in mwchiInternet Archivemwchm., mwchu4 mwchyArchiviatomwchc il 26 ottobre 2017 in mwchgInternet Archivemwchk.).
cite-note-18N 9. Lo stesso dibattito vi è per il toponimo mwch4Kent.
cite-note-19N 10. A spirale, a molla, a tubetto, con serie di pendagli.
cite-note-21N 11. Si tratta di un'area abitata continuativamente fino all'epoca moderna, come frazione di Canzo, nota variamente con i nomi di mwciuLagh, mwciyCanza, mwcicCassina dal Lach, mwcigCà di Büdracch.
cite-note-26N 12. Già un secolo prima, l'insieme di questi comuni è indicato con il nome di Squadra di Canzo.
cite-note-29N 13. Il nome di Brianza, nei secoli successivi, avrà successo nella lingua corrente, venendo ad estendere il proprio significato a pressoché tutto il territorio mwci8de Medio del Contado della Martesana.
cite-note-31N 14. A Canzo, in località mwcjmla Tampa al mwcjqRuncaöö si trovano ancora i resti di una miniera di ferro, che allora permise l'indipendenza siderurgica del Ducato di Milano.
cite-note-38N 15. I comuni soggetti a questo distretto erano: Asso, Barni, Caglio, Carella con Mariaga, Caslino, Cassina Mariaga, Boffalora, Molino della Rete, Morchiuso, Campolungo, Bindella e Caccarati, Castelmarte, Lasnigo, Longone, Magreglio, Onno, Pagnano con Gemù, Gallegno, Modrone, Brazzova, Fraino e Megna, Penzano con Vìgnarca, Cornelio e Galliano, Proserpio, Rezzago, Scardina, Sormanno con Decinisio, Valbrona, Visino. Come capoluogo era residenza d'un commissario superiore (Vedi p. 109 di Massimo Fabi)
cite-note-42N 16. Come altro fondatore ufficiale gli fu affiancato mwcjsGuido Albertelli, che sarebbe uscito dalla scena politica nazionale nel mwcjw1921.
cite-note-43N 17. La fama di Canzo come luogo di villeggiatura milanese è attestata, oltre che dalla menzione nelle riviste turistiche e letterarie dell'epoca e in numerosi carteggi dei letterati meneghini, dal divenire sfondo di ambientazione idealizzato dei romanzi mwckamwckeLa pazza del Segrino di mwckiIppolito Nievo e mwckmmwckqMalombra di mwckuAntonio Fogazzaro.
cite-note-44N 18. Per quanto riguarda l'artigianato, la seconda metà dell'Ottocento vede Canzo impegnata ad alto livello anche nell'arte degli scalpellini, come ad esempio nella realizzazione – da parte dei laboratori Porroni – dei Portici Plinio di Como (1858), che collegano il Duomo al lago, o di mwckkPalazzo Castiglioni (1901-4), manifesto del mwckoLiberty milanese, e di altre importanti commissioni.
cite-note-45N 19. mwck4Carlo Emilio Gadda, ad esempio, cita esplicitamente o velatamente Canzo in molte delle sue opere, tra cui mwck8mwclaLa cognizione del dolore e mwclemwcliIl castello di Udine, dove definisce, con la sua solita stravanganza di linguaggio, i Corni di Canzo un "mwclmgebel mwclqsherlokholmesco".
cite-note-46N 20. È stata collocata sul lato destro del parchetto una "Berta" storica, ovvero un maglio a caduta libera per la fabbricazione delle forbici.
cite-note-49N 21. Giovane ferrarese, guardia alla frontiera. Cfr. mwclsBanca dati del Partigianato piemontese
cite-note-51N 22. Nato a Messina il 20 settembre 1907, partigiano nella brigata Gallo, della 43 Div. S. De Vitis mwcl8mwcmaricerca di partigiani siciliani caduti in Alta Italia Istituto Nazionale per la Storia del Movimento di Liberazione in Italia mwcmeArchiviatomwcmi il 15 luglio 2015 in mwcmmInternet Archivemwcmq.
cite-note-52N 23. Già dai documenti del Duecento, la famiglia Prina compare come appartenente alle famiglie di Canzo (poi anche della Corte di Casale) e come affittuaria di fondi nel territorio di Canzo di proprietà dei Canonici del Duomo di Monza (manterrà gran parte di questi fondi fino a inizio Novecento). Una sua presenza in epoca antica è attestata pure a Castelmarte. Successivamente, si imparentò con i Crivelli, famiglia patrizia milanese detentrice di importanti incarichi nella Corte di Casale e nell'intera Brianza. Nel primo Novecento, Antonio Prina - nonno di Orlando - fu tra i fondatori, ad Asso, della Banca Vallassinese. Durante l'infanzia, Orlando Prina frequentò gli ambienti dell'alta società canzese, tra cui spiccavano ad esempio i mwcmkGavazzi e i mwcmoPorro.
cite-note-54N 24. Secondo una classifica del Sole24Ore (2014), Canzo è il borgo montano con la più alta partecipazione alla vita civica in Italia. mwcm4Borghi felici mwcm8Archiviatomwcna il 12 settembre 2014 in mwcneInternet Archivemwcni.
cite-note-68N 25. Questa famiglia della nobiltà canzese compare come residente in paese almeno dalla fine del Quattrocento.
cite-note-69N 26. Le orfanelle dell'omonimo istituto milanese, equivalente femminile dei mwcnoMartinitt.
cite-note-78N 27. Oltre a Pietro Gavazzi, ressero la grande attività imprenditoriale Giuseppe e Carlo.
cite-note-83N 28. I "massi erratici", o trovanti, sono tipici del mwcoeTriangolo lariano. Talvolta sulla superficie di queste o di altre rocce sono presenti delle "coppelle" artificiali, cioè scavature utilizzate nei riti primitivi di epoca celtica e preceltica. Quando i massi erratici sono completamente scavati, con funzione tombale, prendono il nome di "massi avelli".
cite-note-84N 29. Il toponimo Cranno è molto antico: si riferisce, con voce celtica, alla durezza del masso. La radice mwcoukran(y), dal significato di "secco" e quindi duro (cfr. mwcoyEtymological Dictionary of Proto-Celtic) è ancora localmente viva (mwcoccragn) nel significato di "legnoso" riferito a frutta e verdura.
cite-note-85N 30. gestito dall'ERSAF: Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e Foreste - Regione Lombardia
cite-note-98N 31. Tutelata con decreto 29/1/1975: cfr. mwco4Lombardia Beni Culturali: Scheda
cite-note-106N 32. mwcpi1 028 maschi e mwcpm1 080 femmine.
cite-note-107N 33. mwcpc1 002 maschi e mwcpg1 081 femmine.
cite-note-111N 34. Numerosi sono stati negli anni gli incontri dedicati alla figura di san Miro e ai suoi valori, svolti durante la mwcpwBiofera, che hanno avuto come correlatori esponenti di religioni orientali, nuove religioni e agnostici.
cite-note-112N 35. Cfr. mwcqaLombardiaBeniCulturali. Dal convento francescano provennero personaggi illustri come il Servo di Dio mwcqeGiuseppe Longhi o il padre Biagio Conti da Canzo, consigliere teologo dell’Arcivescovo di Praga (mwcqiXVII secolo). Cfr. mwcqmG. Franchini, mwcqqBibliosofia e memorie letterarie di scrittori francescani conventuali..., 1693.
cite-note-116N 36. «Il giovane parroco di quella terra, Giacomo Minetti, d’animo generoso, pieno di coraggio e di fiducia adempì alle veci di sacerdote, di infermiere, di medico e quando abbisognava, di sepoltore; si spogliò d’ogni suo cedendolo a comodo del proprio gregge, che lo benedisse e ne serba una sincera riconoscenza. Credemmo distinguere nominatamente questo benefattore dell’umanità, perché le sue azioni non si ristrinsero ai soli doveri del sacerdozio» (I. Cantù, mwcqgLe vicende della Brianza, vol. I, p. 258). A lui il Comune dedicò una delle prime vie tracciate fuori dal centro storico.
cite-note-117N 37. A lui è dedicata a Canzo una casa di riposo.
cite-note-1181. Originariamente "forestieri", dal mwcq8leponzio mwcrakoz, poi interpretato anche come "avidi", "ingordi". È l'epiteto che si scambiano canzesi e mwcreassesi, come anche altri paesi del comasco.
cite-note-119N 39. Si veda la citazione in capo al paragrafo “mwcruSocietà”.
cite-note-120N 40. Nel Quattrocento, le miniere di ferro di Canzo, valorizzate dall’acquisto dei diritti estrattivi da parte della famiglia di armaioli mwcrkMissaglia, permisero l’autonomia siderurgica del mwcroDucato di Milano. Cfr. mwcrsMarco Tizzoni, mwcrwLe miniere di ferro di Canzo, Milano, Civico Museo Archeologico, 1989. Lo stemma del Comune raffigura «tre forni all'antica a guisa di alveari, per la fusione del ferro» (D.P.R. 4/03/2002).
cite-note-121N 41. Nella prima metà del Novecento, un quarto delle località produttive di forbici in Italia si trovava nel distretto di Canzo. Cfr. mwcsavoce "Coltelleria" su Enciclopedia Italiana Treccani (1931).
cite-note-124N 42. Anche la straordinaria quantità di toponimi, molti dei quali di origine antichissima, testimoniante la profonda antropizzazione del luogo, è stata raccolta e analizzata da appositi comitati di studio. Cfr. mwcsqCumpagnia di Nost, mwcsuErsaf mwcsyArchiviatomwcsc il 1º dicembre 2020 in mwcsgInternet Archivemwcsk..
cite-note-125N 43. Oltre a questo, si segnalano anche la tradizione della transumanza agli mwcs4Alp (mwcs8Cargà i alp), tutt’oggi vissuta, anche se solo in modalità simbolica, il mwctaMacc, antichissima festa primaverile della maggiore età, che prevede il taglio di un abete, e la mwcteFesta di Òman (Festa degli uomini), tipica della cultura degli mwctialpée.
cite-note-126N 44. Il gruppo partecipò a moltissimi festival in gran parte dell’Europa occidentale, Polonia, Russia e Georgia e organizzò a Canzo, tra il 1976 al 1992, sette festival internazionali con la partecipazione di gruppi folclorici europei, neozelandesi, antillani, turchi e georgiani. Cfr. mwctyFederazione Italiana Tradizioni Popolari, mwctcLombardiaBeniCulturali.
cite-note-127N 45. Gonna e busto marroni con grembiule, scialle e camicetta bianchi per le donne, pantaloni di mwctsvelluto a coste marroni per gli uomini, per entrambi gli zoccoli di legno e cuoio. Calze, sciarpe, foulard, fiocchi del giorno di festa sono rossi.
cite-note-128N 46. Una simile variazione nell’abito era visibile anche nel caso del mestiere del mwct8murnée (mugnaio), il quale tipicamente indossava una camicia bianca senza colletto.
cite-note-130N 47. In particolare è evidente il richiamo alla celebrazione eucaristica, di cui conserva la struttura e di cui l’evento tradizionale ha voluto essere – raccogliendo i simboli naturali e tipologici del sostrato pre-cristiano – il riverbero civile.
cite-note-131N 48. Proveniente dal mwcuymwcucCèpp da l'Angua.
cite-note-132N 49. Abita il mwcusCimìn da Ténura.
cite-note-133N 50. Che esce dalla tana alla mwcu8Cròta dal Bavèsc.
cite-note-134N 51. Vi sono pure lmwcvm'mwcvqAucatt di caus pèrs (l'avvocato delle cause perse, venuto dal foro di Milano per difendere la Giubiana), il mwcvuBarbanégra (l'mwcvyindovino), gli mwcvcScarenèj (i rappresentanti della vicina campagna di Scarenna, legata storicamente con i contadini canzesi), le mwcvgStrij picitt (le streghe che fanno paura ai bambini), la mwcvkCumàr da la Cuntrada (che legge il testamento della Giubiana), i mwcvoDiauj da la bèla vus (diavoli che cantano l'ode alla Giubiana), i mwcvsPumpiér (i pompieri in bicicletta, in costume storico e con la pompa dell'Ottocento), il mwcvwPastùr (il rappresentante in maschera del mestiere pastorizio, che suona il corno), lmwcv0'mwcv4Alpée, i mwcv8Buschiröö (maschera del boscaiolo), il mwcwaCarètt di paisàn e il mwcweTraìn (lo "slittone" con le fascine), il mwcwiBòja, i mwcwmCilòstar, che portano la luce, e altri ancora.
cite-note-136N 52. Alcuni eventi giornalieri, collocati nel fine settimana, vedono l’acquisto di migliaia di biglietti, mentre i contatori dell’Ente forestale registrano una media di circa 200.000 visitatori annuali dei principali sentieri di Canzo.
cite-note-137N 53. Negli anni si sono susseguiti Festival letterari, musicali, artistici, cinematografici.
cite-note-139N 54. Il primo a riceverlo fu mwcw0Angelo Paredi.
cite-note-142N 55. In paese sono presenti numerose associazioni: le principali, segnalate dal sito ufficiale del Comune sono 29. Il Comune organizza degli incontri per coordinare l'azione delle associazioni e favorirne la sinergia. Tra di esse emergono, oltre all'mwcxeoratorio e alle altre organizzazioni parrocchiali, le associazioni musicali, corali, bandistiche, folcloristiche e teatrali, quelle d'arma, quelle mutualistiche, le naturalistiche, le politiche, quelle per anziani, di dibattito culturale, quelle sportive, atletiche, escursionistiche, di caccia e di pesca. Le più antiche per anno di fondazione sono la Società di Mutuo Soccorso (metà Ottocento), il mwcxiGruppo Alpini Canzo (fondato nel 1924 e rifondato, dopo la guerra, nel 1953) e l'Associazione Cacciatori (1935 circa). Si registra inoltre una buona integrazione degli stranieri.
cite-note-148N 56. Nuova denominazione del coro noto dapprima come mwcxyCoro Segrino e poi come mwcxcGruppo Vocale Città di Erba.
cite-note-149N 57. CMC - Biscroma onlus.
cite-note-150N 58. La pasticceria Citterio di Canzo nel 2020 è risultata vincitrice di mwcx4Best Bakery - La migliore pasticceria d'Italia.
cite-note-152N 59. Cortile entro il perimetro di uno o più fabbricati o quello attiguo alle case coloniche, che dà accesso alla casa stessa o alla stalla e in cui possono essere allevati gli animali domestici. Edificio singolo o complesso di edifici in cui sono ospitate diverse famiglie di agricoltori appartenenti alla stessa azienda o proprietari di aziende indipendenti.
cite-note-153N 60. mwcyuCasargo, mwcyySonvico, mwcycSovico, mwcygLonate Ceppino, mwcykLonate Pozzolo
cite-note-162N 61. La mwcy0Lega Pro non accettò il trasferimento allo Stadio di Como, già concordato con il comune di Como. Cfr. mwcy4mwcy8Corriere di Como mwczaArchiviatomwcze il 18 febbraio 2020 in mwcziInternet Archivemwczm..
cite-note-163N 62. Cfr. mwczgQuattro lunghe piste ciclabili di vario genere (sentiero, ciclopedonale, ciclostrada, strada). Altre piste sono segnalate sul sito della Comunità montana: mwczkcartina 1 e mwczo2. A Canzo si trova anche una tappa del campionato regionale denominata mwczsCanzobike, sotto la responsabilità della locale squadra ciclistica, tre volte campione regionale di mwczwCross country (mwcz0up-hill).

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cite-note-147. mwceymwcecmwcegProgressione 64. Rivista della CGBoegan (mwcekmwceoPDF). Foto di alcuni avvistamenti a Canzo sono consultabili su mwcesActa plantarum: mwcew1 mwce0Archiviatomwce4 il 26 gennaio 2020 in mwce8Internet Archivemwcfa., mwcfi2 mwcfmArchiviatomwcfq l'11 aprile 2015 in mwcfuInternet Archivemwcfy., mwcfg3 mwcfkArchiviatomwcfo il 26 gennaio 2020 in mwcfsInternet Archivemwcfw. (foto di Sergio Servodio e Maria Grazia Nava).
cite-note-158. Cfr. mwcgemwcgiMinuartia grignensis (mwcgmActa plantarum), mwcgqFlorula della Val Ravella, Canzo.
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cite-note-7751. La casa-studio fu visitata da celebrità quali mwcziKirk Douglas, mwczmAnthony Perkins, mwczqJoan Fontaine, mwczuKim Novak, mwczyJean Simmons, mwczcJane Russell, mwczgRod Steiger e molti altri.
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cite-note-12983. Cfr. mwddiErsaf – Regione Lombardia, mwddmSecond’Alpe di Canzo. Un borgo che rinasce.
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Bibliografia

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Collegamenti esterni

• Sito ufficiale, su comune.canzo.co.it.
• citereflombardiabeniculturaliCanzo, su LombardiaBeniCulturali, Regione Lombardia.